seobok

Seobok era un alchimista alla corte della dinastia Quin, inviato dall'imperatore alla ricerca dell'elisir dell'immortalità. In questa parabola fantascientifica diretta da Lee Yong Zoo con uno dei più popolari attori sudcoreani, Gong Yoo, Seobok (Park Bo-gum) è invece il primo clone umano, creato da un'ambigua azienda farmaceutica per vincere la morte, dal momento che le sue cellule staminali possono condurre all'immortalità. Il protagonista Gi-heon, ex agente segreto malato terminale con una colpa sulla coscienza più pesante del suo cancro, è incaricato di proteggerlo.

C'è ben poco di futuristico in Seobok, sia perché l'ambientazione è il presente sia perché il tema della paura della morte è universale e senza tempo. Action robusto nelle abbondanti scene sparatutto, che culminano nello strabordio di effetti speciali del finale, il film le alterna a momenti più intimisti che esplorano il rapporto tra l'"inumano" Seobok e l'"umano troppo umano" Gi-heon. 

Il terzo titolo del regista coreano (autore di Possessed) è un lavoro godibile ma allo stesso tempo estremamente derivativo, un mix tra drama, sci-fi, action, spy story (con doppi giochi e colpi di scena), racconto morale. Seobok è un moderno Pinocchio, un po' X-Man e un po' fenomeno paranormale incontrollabile, e ci porta costantemente di fronte al già visto, pur regalando un interessante discorso sull'ossessione dell'uomo per l'immortalità e la necessità di accettare la morte come parte della vita.

Voto: 2/4

 

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