kingmaker

Il cinema torna a indagare il lato sporco della politica con Kingmaker di Byun Sung-hyun, senza dubbio uno dei film più efficaci e forti del Far East Film Festival 2022 dov'è è stato incoronato del MyMovies Award, il premio della sezione online. Si tratta della versione romanzata di una storia vera, le elezioni in Corea del Sud nel 1971. I nomi sono stati modificati e la storia di Kim Dae-jung, candidato battuto dal presidente Park Chung-hee che instaurò poi definitivamente una dittatura, rivive nel personaggio di Kim Woon-bum (Sul Kyung-gu). Il vero protagonista è però Seo Chang-dae (Lee Sun-kyun), lo stratega dietro la campagna elettorale che attua una serie di tattiche sempre più discutibili per far sì che la democrazia trionfi su un regime corrotto e marcio.

Il classico assioma del fine che giustifica i mezzi è la base fondante di Kingmaker: un tema che può apparire banale quanto trito e ritrito ma che qui costituisce la sostanza del film stesso e che il regista esamina con una lucidità e un rigore davvero ammirevoli. Dramma magistrale che si distingue per una perfetta immersione nell'atmosfera dell'epoca (da fine anni 60 a inizio 70, con un epilogo negli 80), si fregia di ottime interpretazioni in cui spicca l'ambiguo protagonista Seo, contraltare costante del candidato Kim. Se quest'ultimo appare contraddistinto da una sincera onestà e dalla voglia di costruire la vera democrazia in un Paese che appare proiettato verso un futuro buio (nella realtà Park Chung-hee sarà assassinato dai servizi segreti dopo 18 anni di governo, come raccontato nei due film visti al Feff 2020 The President's Last Bang Man Standing Next), la dinamica più interessante è proprio quella incentrata su Seo. Idealista, intelligentissimo, fermamente deciso a combattere i nemici politici che vede come il male assoluto per il suo Paese, non esita ad adottare strategie di enorme acume e astuzia, che però finiscono paradossalmente per avvicinarlo moralmente proprio agli avversari che vuole contrastare. Un controsenso che, insieme al suo status perenne di "eminenza grigia" che resta nell'ombra a dispetto delle sue ambizioni politiche frustrate, lo rende un personaggio davvero interessante nella sua presunzione di cambiare il mondo sporcandosi le mani. 

Kingmaker potrebbe ricordare Le Idi di marzo di George Clooney, di cui rappresenta per molti aspetti una sorta di rovesciamento. Un thriller morale che scandaglia con estrema incisività i complessi meccanismi del potere e le sue contraddizioni, non senza farsi mancare una dose di ironia, e che può essere molto utile per capire la Storia coreana (e non solo).

Voto: 3/4

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