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Il vuoto lasciato dalla scomparsa di Satoshi Kon difficilmente sarà mai colmato. In quella triste estate del 2010, non solo il cinema ma il mondo dell’arte tutto perdeva una figura che nella sua carriera, che conta un ristretto ma estremamente significativo numero di lavori, ha lasciato un'eredità importantissima.

Presentato già al Festival di Cannes nel 2021, il documentario di Pascal-Alex Vincent ripercorre fedelmente la carriera di Satoshi Kon partendo dai suoi esordi come mangaka fino a Paprika, ultimo lungometraggio presentato al Festival di Venezia.

Nei quattro film che portano la sua firma, Perfect Blue, Millennium Actress, Tokyo Godfathers e Paprika, senza dimenticare il suo straordinario contributo alla serialità animata con Paranoia Agent, Kon ha saputo raccontare sotto diversi punti di vista la complementarità tra realtà e finzione.

Ricco di interventi da parte di stretti collaboratori, produttori e colleghi registi (Oshii, Osoda su tutti), il ritratto che emerge è estremamente genuino, senza filtri, dove vengono esposte le luci e le ombre, i successi e i rimpianti di un genio straordinariamente legato alle sue opere che perfino nella sua lettera di commiato, che la moglie pubblicherà sul suo blog il giorno dopo la morte, non può che rammaricarsi per quel ciò che lascia indietro, non ultimo Dreaming Machine, sua ultima fatica che rimarrà purtroppo incompiuta.

Voto: 3/4

 

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