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finding bliss

La ricerca della felicità passa anche attraverso l’incontro di culture diverse? Questo è l’interrogativo alla base del documentario diretto da Kim Chan e Dee Lam su di un progetto pensato dall’attrice e cantante Josie Ho. L’artista parte da una riflessione su come Hong Kong sia cambiata dal 1997 (anno dell’handover) ad oggi, di come si stia lentamente perdendo l’influenza britannica (anche nell’uso della lingua inglese) portando ad una chiusura culturale e di mentalità, di come il prezzo della vita sia schizzato alle stelle e le prospettive per il futuro si facciano sempre più grigie.

Questo comune senso di smarrimento ha portato all’idea di un’immersione e confronto con una realtà opposta al caos urbano di Hong Kong e la scelta è ricaduta sul Paese in terza posizione nella classifica di quelli tra i più felici al mondo, l’Islanda.

Accompagnata da un gruppo di artisti della scena musicale hongkonghese e da tre giovani studenti, Josie Ho affronta una trasferta dall’altra parte del mondo per assimilare, anche tramite il coaching di una delle principali figure comiche dell’ex colonia britannica, un nuovo modo di affrontare lo stress della quotidianità, di rapportarsi agli altri in una società che ci ha uniti con la tecnologia ma ha creato enormi distanze nei rapporto umani.

Il risultato finale è un film documentario che nell’incantare con i meravigliosi paesaggi islandesi diventa anche una celebrazione dell’incontro culturale come crescita e come nuovo punto cardinale sul quale mettere in rotta la propria vita.

D’altronde come possiamo trovare la felicità nel posto in cui viviamo se non impariamo ad essere noi stessi felici?

Voto: 3/4

 

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