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Sarya, ottima studentessa prossima a entrare all'università, vive in Giappone da quando aveva cinque anni. Dice a tutti di essere tedesca, ma in realtà è curda, vive con il padre, la sorella e il fratellino ed è alla ricerca di una sua identità, febbrilmente sospesa tra il senso di appartenenza della sua famiglia d'origine e la sua voglia di essere pienamente accettata come una cittadina giapponese. Quando al padre viene negato il diritto di asilo come rifugiato (con successiva detenzione), il mondo crolla intorno a Sarya e ai suoi famigliari, improvvisamente alle prese con lo status di immigrati irregolari, senza la possibilità di lavorare.

A firmare My Small Land, garbato racconto di formazione in concorso al Far East Film Festival, è l'anglogiapponese Kawawada Emma (anche collaboratrice di Hirokazu Kore-eda, che qui figura tra i produttori esecutivi), che riesce a cesellare con grande delicatezza un ritratto di adolescente e al tempo stesso a trattare un argomento spinoso e complesso come l'accoglienza ai profughi e a raccontare il dramma dei curdi, popolo senza Paese condannato all'oblio. Sappiamo che in Giappone, nel 2019, su 10.375 domande per lo status di rifugiato, ne sono state accolte solo 44. Una realtà crudele che stona con il concetto di ospitalità nipponica, anche se si potrebbe comodamente allargare il discorso al dibattito sui migranti che interessa il resto del mondo, compresi i Paesi europei. 

My Small Land non fa retorica politica: semplicemente ci immerge all'interno di una famiglia integrata ma aggrappata alle proprie origini e di una società in cui si contrappone l'accoglienza delle singole persone all'insensibilità di un sistema cinico, avverso all'inclusività. Il centro pulsante è la personalità confusa e contraddittoria di Sarya (bravissima la giovane attrice Arashi Lina), costantemente in bilico tra il desiderio di essere giapponese a tutti gli effetti (anche rifiutando le proprie tradizioni) e il senso di comunità che l'avvicina alla comunità curda. Il suo processo di ricerca identitario e il dolcissimo rapporto con un coetaneo nipponico sono tra i punti di forza di un film che aggira gli stereotipi con lucidità ed emoziona più di una volta.

Voto: 3/4

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