050-e1362316832325NEW WORLD di Park Hoon-jung (2013)

Scritto da Valeria Morini

Il gangster movie coreano conferma il suo ottimo stato di salute: alla quarta giornata del Far East Film Festival sbarca New World, firmato dal giovane regista Park Hoon-jung, che ci trascina nel mondo della criminalità organizzata di Seul. Nel Terzo millennio la mafia è gestita come una multinazionale e i suoi affiliati sembrano uomini d'affari, in eleganti doppio petto a bordo di lucide berline nere. Salvo, poi, regolare i conti in ancestrali duelli collettivi a colpi di coltello. È decisamente interessante il parallelo tra capitalismo finanziario e mondo criminale (l'organizzazione si chiama Goldmoon, vi ricorda niente?), che nel film viene squassato da una lotta intestina per la successione alla presidenza dopo la morte del grande boss. Nel mezzo, Ja-sung, poliziotto infiltrato alle prese con forti tormenti interiori, il rischio di essere scoperto, una moglie incinta e le pressioni del suo superiore (interpretato dal mitico attore di Old Boy Choi Min-sik). Park Hoon-jung ci conduce in un complesso meccanismo in cui la tensione è costante, la violenza è dosata in modo efficace e il crudelissimo finale è una delle cose migliori viste nei crime movie degli ultimi anni. Un Infernal Affairs ancora più cinico, di cui la Sony ha già acquistato i diritti per farne un remake americano.

 

 Voto: 3/4

 

A WEREWOLF BOY di Jo Sung-hee (2012)

Scritto da Valeria Morini

L'anziana Sun-yi torna dopo quasi cinquant'anni nella casa di campagna in cui aveva vissuto per un breve periodo da adolescente e ricorda l'esperienza straordinaria e terribile dell'incontro con un ragazzo cresciuto come un lupo. Racconto di formazione con risvolti amorosi sottintesi ma non consumati, A Werewolf Boy è un'opera per giovanissimi, che rinverdisce il vecchio tema dell'essere umano regredito allo stato selvatico (vedi titoli come Il ragazzo selvaggio di Truffaut o Nell), ma vi aggiunge una componente fantasy che emerge a partire da metà film. A tratti interessante e non privo di lirismo, il film è però denso di stereotipi e spinge un po' troppo sul pedale della retorica e del sentimentalismo. Si parla di accettazione del diverso contro i pregiudizi e l'ignoranza, ma l'originalità scarseggia.

 

Voto: 2/4

 

FOREVER LOVE di Shiao Li-shiou, Kitamura Toyoharu (2013)

Scritto da Valeria Morini

Tra la metà degli anni '50 e i primi '70, a Taiwan fiorì una fecondissima industria cinematografica casereccia, capace di produrre con pochi mezzi centinaia di film amatissimi del pubblico, per poi arrestarsi quando si cessò di girare film in lingua taiwanese (passando al cinese mandarino). Forever Love è un omaggio a quell'epoca d'oro e ne ricrea lo spirito ingenuo, colorato e frivolo. La storia d'amore tra lo sceneggiatore e l'aspirante attrice viene raccontato trent'anni dopo dallo stesso protagonista alla nipote: una favola nata nel segno della Luna, in un'era mitica in cui il cinema era davvero una fabbrica dei sogni, seppure di plastica e cartone. Se non fosse per gli eccessi di sdolcinatezza, sarebbe un gioiellino nostalgico dal sapore adorabilmente vintage.

 

Voto: 2/4

 

KEY OF LIFE di Uchida Kenji (2012)

Scritto da Valeria Morini

Lo scambio d'identità è da sempre un ingrediente tipico del genere comico: è al centro anche del giapponese Key of Life, riuscita e divertentissima black comedy di Kenji Uchida. Kondo è un infallibile killer cui capita di scivolare su una saponetta in un bagno pubblico e battere la testa (la scena della caduta è già cult), perdendo completamente i ricordi. Sakurai è un attore squattrinato e sull'orlo del baratro, che ruba la vita a Kondo, il quale, prima di ritrovare se stesso, fa in tempo a innamorarsi di Kanae, ansiosissima di trovare marito. Nel frattempo, alcuni gangster renderanno la situazione ancora più complicata. Si ride tanto e di gusto in questa spassosa commedia degli equivoci: niente di particolarmente originale, ma il tutto è raccontato con grazia e un pizzico di cattiveria. Godibilissimo.

 

Voto: 2,5/4

 

 

LETHAL HOSTAGE di Cheng Er
Scritto da Matteo Soi

 


Frammentato in quattro capitoli che oscillano tra presente e passato, il film di Cheng Er muove i suoi personaggi nelle regioni di confine tra Cina e Birmania dove il traffico di droga è particolarmente florido. Qui, durante uno scambio finito male, una bambina viene rapita da un trafficante mentre il padre, nel tentativo di riscattarla, viene arrestato e tenuto in prigione per dieci anni. In questo lasso di tempo il trafficante cresce la bambina e, una volta adulta, la sposa sperando di abbandonare insieme a lei la vita criminale. Lethal Hostage è un noir che racconta, oltre ad un sottobosco criminale che prolifera in regioni del mondo particolarmente difficili, anche una redenzione impossibile. Ma a tenere banco è soprattutto l' atipico triangolo che si crea tra i protagonisti, un padre che non può rinunciare all' amore di sua figlia, un criminale che si scopre capace di cambiare grazie a sentimenti che non credeva neanche di poter provare, una donna legata in maniera indissolubile a quello che un tempo era il suo carceriere. Cheng Er dirige un film dalle tinte forti riducendo al minimo i dialoghi e lasciando che siano i volti dei personaggi a raccontare una storia difficile ma apprezzabile su più livelli.

 

Voto: 3/4

 

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