Cinesaggistica

watchmen3Riflessioni sul concetto di adattamento hanno coinvolto gli studi sul cinema fin quasi dalle sue origini. Se prendiamo l’importante libro di André Gaudreault sull’argomento[1], ci accorgiamo che i testi che hanno trattato il tema dell’adattamento sono più di centocinquanta, dimostrando così come la teoria del cinema abbia, fra i suoi percorsi di studi privilegiati proprio l’adattamento e, più in generale, il rapporto fra testi.

Negli anni ’50 si inizierà a trattare con forza e spessore il tema dell’adattamento grazie agli scritti di André Bazin e dei giovani protagonisti della nouvelle vague[2]. Il loro pensiero si incentrava quasi esclusivamente sul rapporto che si andava a sviluppare fra il libro e il film, fra la letteratura e il cinema. Un esempio celebre, in questo senso, è lo studio compiuto da Bazin su Il diario di un curato di campagna, da Bernanos a Bresson[3].

Questa tendenza di considerare l’adattamento come passaggio da romanzo a film è preponderante ancora oggi.

Uno dei testi più importanti sull’argomento degli ultimi decenni è, ad esempio, Film Adaptation curato da James Naremore[4] che, pur considerando l’adattamento in senso ampio e con varie forme possibili di intertestualità, si concentra, in particolare, sul rapporto romanzo-film.

Ancora oggi, quindi, nonostante viviamo in una società sempre più intermediale, gli studi sul cinema e il suo rapporto con altri testi si concentrano sulla relazione fra il film e il romanzo di appartenenza.

 

 

Leggi tutto: WATCHMEN: ADATTAMENTO O REMAKE?

A colui che cerca l’impossibile, è giusto che sia negato anche il possibile

 

Miguel de Cervantes

 

 

Due uomini camminano fianco a fianco per le strade di un paesaggio desolato. Uno è alto e prestante, indossa i panni dell'eroe senza macchia e paura e ha un incedere sicuro, petto in fuori e pancia in dentro, passo scanzonato e sorriso a trentadue splendidi denti. L'altro è piccolo e sporco, pavido e sospettoso come chi non si fida di se stesso, prima che degli altri, e traballa sghembo sulle sue gambe storpie.

Sono in cerca di avventure fantastiche, di ricchezze immaginate, di un riscatto edenico e definitivo, di un luogo dove dare finalmente forma ai propri sogni. Il primo uomo, quello alto, vagheggia di un amore perduto, di una donna angelicata e demoniaca a un tempo, i cui sussurri appassionati permeano i suoi ricordi sfocati e riscritti come una ragnatela d'argento.

Una classica coppia humpsy bumpsy, contrapposti prima di tutto fisicamente e poi, impareremo, nel temperamento e nell'atteggiamento verso la vita. Don Quijote e Sancho Panza. Oppure John Buck (Jon Voight) ed Enrico Salvatore Rizzo (Dustin Hoffman), detto "Sozzo", in Un uomo da marciapiede di John Schlesinger (1968).

Le differenze sono sottili: poco importa che alla desolazione desertica della Mancha assolata si sostituisca la solitudine assoluta ed ermetica della Grande Mela quasi al culmine della propria marcescenza (che ora, a furia di riqualificazioni e operazioni di pulizia di dubbia moralità, sembra lontana. Ma che tra i Sessanta e i Novanta l'aveva resa una delle città meno ospitali e più pericolose d'America).


 

 

Leggi tutto: Don Chisciotte a New York: convergenze tra "Un uomo da marciapiede" e il capolavoro di Cervantes

 

JamesBondIan Fleming dà vita al personaggio di James Bond nel 1952 con il romanzo Casinò Royale, a cui fa seguire, con cadenza quasi annuale, una decina di altri romanzi fino al 1964, anno della prematura morte dell’autore stesso.

Il folgorante esordio sul grande schermo è invece del 1962 e, dopo cinquant’anni esatti dalla prima apparizione, la saga di 007 è giunta ora al ventitreesimo episodio, la cui trama è ancora top-secret: è certo, comunque, che Skyfall uscirà nelle sale il 9 Novembre 2012.

La popolarità su vasta scala di James Bond è sicuramente merito del cinema che, nella prima metà degli anni ’60, lo consacra a vero e proprio fenomeno culturale. Nel corso degli anni, l’hanno interpretato sei attori diversi, ognuno dei quali è riuscito a mettere in evidenza un particolare aspetto della personalità del personaggio. Al servizio segreto di Sua Maestà si sono alternati nell’ordine: Sean Connery, George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton, Pierce Brosnan ed infine Daniel Craig. I film dell’ era Craig, attraverso l’espediente, peraltro abbondantemente sfruttato anche in altre saghe, di proporre la genesi del personaggio, ci mostrano un James Bond dal grilletto facile, la cui esuberante violenza è solo in parte ammorbidita da un fosco romanticismo di fondo.

Leggi tutto: Il fenomeno JAMES BOND, 50 anni di un mito

tognazziLa figura attoriale di Ugo Tognazzi è stata negli anni sottovalutata all’interno degli studi sulla recitazione, nonché abbondantemente diluita nella schiera di grandi attori che tra gli anni ’50 e gli anni ’60 s’incarica di rappresentare le caratteristiche degli italiani del boom e del post-boom.

Sarebbe invece interessante lavorare sull’eccezione Tognazzi – pur non isolandola dal gruppo formato almeno da Gassman, Manfredi, Sordi e Mastroianni –studiando non solo le modalità d’impiego di una recitazione peculiare, ma anche analizzando le caratteristiche dei ruoli per cui l’attore cremonese è scelto, e le loro modalità di rappresentazione.

 

 

Leggi tutto: Eccezione Tognazzi. Stile della recitazione nella Vita agra

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IL SUPERPAGELLONE DI FEBBRAIO 2019

 tramonto

Ed eccoci al momento del nostro superpagellone del mese. Ecco tutti i voti della redazione ai film di FEBBRAI2019

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