Cinesaggistica

la grande bellezza stillL’acceso dibattito scatenato da La grande bellezza di Paolo Sorrentino è stato un segnale importante non solo per il cinema italiano, ma anche per coloro che quotidianamente ne scrivono. Nella giungla di commenti, recensioni e articoli di approfondimento, alcuni più di altri hanno saputo riassumere le sensazioni che ho provato non appena le luci si sono riaccese in sala. La proiezione di una pellicola tanto attesa non poteva lasciarmi indifferente, ciò nonostante esprimere un mio giudizio netto e sintetico è apparso da subito impossibile. Stordito ed emozionato ho perciò letto compulsivamente qualsiasi parola venisse scritta sul film di Sorrentino appuntato sull’agenda le parti che ritenevo particolarmente argute. Sul foglio come per magia è apparsa questa recensione pastiche:

Leggi tutto: LA DOLCE BELLEZZA

poster-italiano-l-uomo-d-acciaioOrmai bisogna farci i conti, è inutile negarlo o pensare che siano solo episodi passeggeri: i supereroi al cinema sono diventati un genere a stante, rischioso (chiedete ai fan di Spiderman e Batman dopo che hanno avuto a che fare con Mark Webb e Joel Schumacher), ma anche affascinante, che nel tempo ha saputo regalare anche dei capolavori. Per trovare il primo film sui supereroi bisogna tornare al 1978 (il Batman con Adam West, del 1966, è infatti più considerabile come una sintesi della serie tv, più che un vero e proprio film), quando Richard Donner portò sul grande schermo il primo Superman – che vedeva Gene Hackman nel ruolo di Lex Luthor e Christopher Reeve nei panni di Clark Kent – cui poi seguirono Superman II (1980) e Superman III (1983). Il supereroe, creato nel 1938 da Jerry Siegel e Joe Schuster per la DC Comics, ha da sempre il pregio/difetto della perfezione, una sorta di patina buonista e impeccabile che, se da un lato desta ammirazione, dall’altro rende difficile qualsiasi tipo di immedesimazione. Il primo film, comunque resta di ottima fattura, con effetti speciali premiati con un Oscar e grazie anche a una colonna sonora inconfondibile, creata dal grandissimo John Williams, il celeberrimo compositore dei film di Steven Spielberg.

Leggi tutto: Dal fumetto al grande schermo: storia dei supereroi al cinema

up-locandina"Visibilità? Illimitata”

Ellie in Up

 

“Un uomo è vecchio solo quando i rimpianti, in lui, superano i sogni”

A. Einstein

 

 

Verrebbe da chiedersi che cosa vedono Carl ed Ellie bambini quando scrutano l’orizzonte a occhi stretti dalla finestra della loro casa-dirigibile. Prendendo proditoriamente in considerazione il punto di vista di un personaggio digitale, è lecito pensare che il suo sguardo finisca per infrangersi sulla superficie liscia e cristallina dell’immagine, senza poter superare il rettangolo in cui ogni forma cinematografica è incastonata: il campo.

 

Al contrario, alla base di ogni logica visuale del cinema “dal vero” bisogna ammettere l’esistenza di un fuoricampo che ne definisca i limiti concettuali prima ancora che spaziali. L’assenza di fuoricampo sembra essere una delle caratteristiche proprie del cinema d’animazione. Almeno fino a ora.

Up (USA, 2009) di Pete Docter è uno dei capolavori della Pixar che genera un nuovo pensiero dell’immagine digitale. Il film è capace di donare all’animazione l’incanto del fuoricampo attraverso un costante lavorio di svuotamento del campo stesso, che, con intensità crescente, si porta in alto sino alla sua metaforica cancellazione.

 

Leggi tutto: UP o la conquista dello spazio

locandina-story-of-films-2Gli anni ’70 hanno rappresentato una nuova Età dell’Oro per la settima arte. Mark Cousins sceglie di raccontarli mettendo a fuoco due differenti tagli prospettici: quello degli autori emergenti, in America e nel resto del mondo, e quello dell’industria cinematografica, rinnovata grazie al decisivo apporto creativo di alcuni grandi registi. Nel primo gruppo Cousins inserisce tra gli americani nomi fondamentali come quelli di Altman, Coppola, Scorsese, Allen, Peckinpah e Malick e tra gli europei i tedeschi Fassbinder e Wenders, l’inglese Ken Russell, il curdo Yilmaz Guney e il cileno Jodorowsky. Nel secondo gruppo, quello dei registi main-stream o “di massa” Cousins colloca gli orientali John Woo e Tsui Ark e gli americani Spielberg, Friedkin e Lucas, autori rispettivamente di tre pellicole considerate da Cousins cruciali per il cinema di quegli anni: Lo squalo, L’esorcista e Guerre Stellari: Una nuova speranza. Il taglio delle scelte che Cousins compie, invece, per raccontare il decennio successivo, quello degli anni ’80, è più marcatamente politico.

La sua attenzione si concentra sui quei cineasti che, in giro per il mondo, hanno dato voce a proteste e istanze sociali negli anni dell’edonismo reaganiano e del tatcherismo imperante: il cinese Zhang Yimou, l’americano Spike Lee, lo spagnolo Almodovar e gli inglesi Stephen Frears, Terence Davies e Peter Greenaway. Non può infine non destare grande curiosità tra i cinefili la direzione che le scelte del documentario di Cousins impongono al racconto dei 20 anni di cinema a noi più vicini. L’evento cruciale, autentico spartiacque tra un prima e un dopo, è l’avvento del digitale, e la conseguente transitoria perdita di consistenza e distanza dalla “realtà” che, come una vertigine, sembra aver accompagnato l’introduzione di questa fondamentale novità.

Leggi tutto: THE STORY OF FILM: AN ODISSEY di Mark Cousins - II parte

haxanQuella carogna dalle ali spiegate era la carogna d’un Dio; senza aureola, senza nimbo, semplicemente cinto da quella grottesca corona arruffata, impreziosita solo da stille di sangue, Gesù appariva nella sua celeste Superessenza, tra la Vergine schiantata, ebbra di pianto, e il San Giovanni i cui occhi calcinati non riuscivano più a effondere lacrime” (Joris-Karl Huysmans da “Nell’Abisso”)

Roman Polanski- Devi assolutamente tornare a Disneyland!”; Federico Fellini- Cosa c’è di nuovo?; Roman Polanski- Dei pirati, mi pare…Ci sono andato tre o quattro volte, ma ero troppo sballato per ricordarmi qualcosa…” (da “Ciao, Federico!” di Gideon Bachman)

 

Stigma Diaboli

 

E Dio, annoiandosi, da un costola di tungsteno, creò i fratelli Lumière che, dietro sue indicazioni, inventarono il Cinema. Ma Dio non si aspettava di annoiarsi ulteriormente nel vedere treni in stazioni ed operai all’uscita dalla fabbrica.Quindi, non senza rimorsi, Dio telefonò a Lucifero, ci cui, manco al suo psicanalista, confidava l'invidia l’esibita Bellezza. E Dio disse: “Mi sto annoiando”. Lucifero sputò un ossicino, rise, e disse: “Anche io. Ma ho delle idee”. Dio replicò: “Di te non mi fido, ma ascolto, senza proferir parola”. E Lucifero disse: “Non ti tedierò più di tanto: ma prima devo chiederti di inventarmi almeno un paio di teste di rotolanti, una nave spaziale e la cartapesta”, e Dio disse: “Consideralo fatto. Ma di te continuo a non fidarmi”. E Lucifero rispose: “Io ti dico solo due parole: Georges Méliès. Ma poi a regnare sarà il Caos.” E Dio chiuse la telefonata dicendo: “Io non ne so niente. E spero che il tuo telefono non sia intercettato”.

 

Leggi tutto: VEDO PAPERINO CROCIFISSO AI CONFINI DELL'UNIVERSO

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