Cinesaggistica

Cannes-2013-La-grande-bellezza-3-clip-dal-festival-e-nuove-foto-10-620x350Nel Valhalla dei Registi (sì, c’è, ma non vi svelerò mai le vette di quale pianeta domina) è un giorno importante assai, perché nella sala più bella (del resto, nel Valhalla, ogni saletta è serra esotica e galleria degli specchi al tempo stesso) hanno proiettato La Grande Bellezza ai registi italiani. Ma proprio tutti, eh. O almeno quelli che han trovato, esalato il sospiro estremo, la bellissima Brunilde sul proprio destriero. Ora la proiezione si è conclusa: migliaia di candele si riaccendono come per magia (ma perché parlar di magia in un luogo che già di per sé è umbratile Mito sognante?) e ci è possibile veder le reazioni dei Nostri Eroi: c’è chi se ne è andato a metà (Rossellini), c’è chi russa scompostamente sul proprio Trono (Carmelo Bene); ma i più sono lì, silenti e meditabondi, fino a quando una vocina spezza quelle nebbie metafisiche: “Oi, a me è piaciuto”, dice Fellini, a cui sembra (ma forse è solo colpa delle sigarette divorate un po’ da tutti) che una lacrima gli solchi la guancia. Gli fa eco, in uno sbuffo di fumo, dal suo Trono, il conte Luchino Visconti di Modrone: “Ma era ovvio!- poi, smuovendo le nebbie con un plateale gesto della mano- c’est tout très “fellinien”! E la nana, e la magia della giraffa, e la Roma da Basso Impero…”; “Che due maroni, Luchino”, sbuffa l’amico: “Te devi ancora vendicarti di quando definii, quello lì, come si chiama, quello di Io sono l’amore, Il Visconti Dimezzato…”.

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{jcomments on}Il nostro caporedattore ha "reimmaginato" l'ultimo film di Terrence Malick:

 

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1363528489 chi20ha20incastrato20roger20rabbit20-02-Il suo ultimo film, Flight, uscito nelle sale lo scorso inverno, ha lasciato senza dubbio un senso di malinconia in chi ha ricordo del Robert Zemeckis touch, capace di dare vita ad opere grandiose, entrate nell’immaginario comune con la delicatezza prorompente dei capolavori, del calibro di Forrest Gump, Ritorno al Futuro o... Chi ha incastrato Roger Rabbit?, che quest’anno compie il suo primo quarto di secolo. 25 anni, eppure a rivederlo oggi possiede ancora una modernità e uno sguardo così innovativo che si potrebbe quasi pensare che sia un prodotto dei nostri giorni. La storia di un detective alcolizzato e depresso (Bob Hoskins) che si rifiuta di lavorare per i cartoni animati dopo che uno di loro ha assassinato suo fratello, prende una piega improvvisamente diversa quando si imbatte nel coniglio Roger, cercando di salvare cartoonia dalle mani del perfido giudice Morton (Christopher LLoyd). Una trama da noir, con tutti i leitmotiv del genere – mistero, proibizionismo, interessi, una femme fatale molto particolare e proprompente (Jessica Rabbit) – ma con la spensieratezza e le risate che solo i cartoni animati sanno regalare, benché questo sia uno degli esempi più eclatanti di come non siano solo una faccenda per bambini.

 

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la grande bellezza stillL’acceso dibattito scatenato da La grande bellezza di Paolo Sorrentino è stato un segnale importante non solo per il cinema italiano, ma anche per coloro che quotidianamente ne scrivono. Nella giungla di commenti, recensioni e articoli di approfondimento, alcuni più di altri hanno saputo riassumere le sensazioni che ho provato non appena le luci si sono riaccese in sala. La proiezione di una pellicola tanto attesa non poteva lasciarmi indifferente, ciò nonostante esprimere un mio giudizio netto e sintetico è apparso da subito impossibile. Stordito ed emozionato ho perciò letto compulsivamente qualsiasi parola venisse scritta sul film di Sorrentino appuntato sull’agenda le parti che ritenevo particolarmente argute. Sul foglio come per magia è apparsa questa recensione pastiche:

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poster-italiano-l-uomo-d-acciaioOrmai bisogna farci i conti, è inutile negarlo o pensare che siano solo episodi passeggeri: i supereroi al cinema sono diventati un genere a stante, rischioso (chiedete ai fan di Spiderman e Batman dopo che hanno avuto a che fare con Mark Webb e Joel Schumacher), ma anche affascinante, che nel tempo ha saputo regalare anche dei capolavori. Per trovare il primo film sui supereroi bisogna tornare al 1978 (il Batman con Adam West, del 1966, è infatti più considerabile come una sintesi della serie tv, più che un vero e proprio film), quando Richard Donner portò sul grande schermo il primo Superman – che vedeva Gene Hackman nel ruolo di Lex Luthor e Christopher Reeve nei panni di Clark Kent – cui poi seguirono Superman II (1980) e Superman III (1983). Il supereroe, creato nel 1938 da Jerry Siegel e Joe Schuster per la DC Comics, ha da sempre il pregio/difetto della perfezione, una sorta di patina buonista e impeccabile che, se da un lato desta ammirazione, dall’altro rende difficile qualsiasi tipo di immedesimazione. Il primo film, comunque resta di ottima fattura, con effetti speciali premiati con un Oscar e grazie anche a una colonna sonora inconfondibile, creata dal grandissimo John Williams, il celeberrimo compositore dei film di Steven Spielberg.

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IL SUPERPAGELLONE DI FEBBRAIO 2019

 tramonto

Ed eccoci al momento del nostro superpagellone del mese. Ecco tutti i voti della redazione ai film di FEBBRAI2019

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