Cinesaggistica

La Dolce MorteIl più grande film che non sia mai riuscito a veder la luce, il felliniano G. Mastorna, ha avuto una genesi costellata di sogni rivelatori, di oscuri segnali di morte. E questo fin da quando il Riminese, grande esperto di viaggi nell’Aldilà, ancora doveva dar forma a questa macabra fantasia dal sentore testamentario. Nella primavera del 1965 Dino Buzzati riceve una telefonata di Fellini, di passaggio a Milano, desideroso di incontrarlo. I due non si conoscevano ma il Grande Mistificatore non celava una passione per lo scrittore risalente al 1938 quando scoprì Lo strano viaggio di Domenico Molo, un romanzo breve in cui un ragazzino muore e finisce nel Regno dell’Attesa, col suo triste rosario di processi e condanne. Ed è fuori di dubbio che l’ispirazione per ciò che è (o avrebbe potuto essere? O sarà?) il Mastorna nasce da qui. I due decidono di incontrarsi in un ristorante famoso per il pesce. La serata sarà dominata dalla presenza di Domenico Molo e dalla quasi tangibile voglia di un Fellini gesticolante ed entusiasta di trarne un film… Ma ecco il primo segnale iettatorio: nella nottata sia la giovanissima Almerina, moglie di Buzzati, che il regista vengon ricoverati per una intossicazione alimentare… Nonostante questo inizio di percorso accidentato (e Fellini, come è noto, era superstiziosissimo) nasce una stagione di simbiosi, come ci ricorda Tullio Kezich: “L’affettuosa simbiosi artistica fra Buzzati e Fellini si prolunga per un anno e più, con telefonate pressochè quotidiane: l’abitudine del regista di chiamare la mattina molto presto sconvolge la vita della coppia milanese, abituata a far tardi la sera. Dai discorsi sul film ne nascono altri, spesso legati al mondo della magia e della metapsichica”. Buzzati è infatti impegnato in una indagine per Il Corriere intitolata In cerca dell’Italia misteriosa, per la quale trova la totale complicità di Fellini che ama circondarsi, al pari di un principe rinascimentale, di maghi, veggenti, medium. E qui entra in campo il secondo segnale, questa volta veramente iettatorio, anche se svelato dal timido sorriso fanciullesco di Pasqualina Pezzolla, una vecchina di Porto Civitanova Marche, che aveva fama di grande veggente: Buzzati, in quel salottino irto di immagini sacre, accettò di fare da cavia, ma quel donnino si ritrasse e, con grande imbarazzo, prese in disparte Federico pregandolo: “stia vicino al suo amico che certo non stava bene”. Buzzati, infatti, era già in cura per la terribile malattia che lo avrebbe sconfitto nel gennaio del 1972.

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Fumetto Kick Ass HitGirlIn un panorama cinematografico/editoriale ricco di supereroi, ci sono alcuni casi che sfuggono l’inflazione, che restano affascinanti perché indipendenti, coraggiosi, senza alcun timore di rischiare di esagerare o di uscire dagli schemi predefiniti. È questo il caso di un fumetto del 2008, che in Italia è – colpevolmente? – arrivato solo nel 2010 a seguito dell’incredibile successo, frutto del passaparola, della sua trasposizione cinematografica. Kick Ass, di Mark Millar e John Romita Jr – disegnatore, tra gli altri, di alcuni episodi di Spiderman, Devil, Thor, Iron Man e Punisher – è infatti un’opera che, a modo suo, risulta unica nel contesto in cui è inserita, dove ormai i supereroi sembrano riprodotti con lo stampino, in modo seriale, senza alcuna evidente novità e dove, almeno sulla carta stampata, solo i grandi classici sembrano salvarsi dalla deriva culturale e dalla mancanza di idee nuove cui ci si sta dirigendo.

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Cannes-2013-La-grande-bellezza-3-clip-dal-festival-e-nuove-foto-10-620x350Nel Valhalla dei Registi (sì, c’è, ma non vi svelerò mai le vette di quale pianeta domina) è un giorno importante assai, perché nella sala più bella (del resto, nel Valhalla, ogni saletta è serra esotica e galleria degli specchi al tempo stesso) hanno proiettato La Grande Bellezza ai registi italiani. Ma proprio tutti, eh. O almeno quelli che han trovato, esalato il sospiro estremo, la bellissima Brunilde sul proprio destriero. Ora la proiezione si è conclusa: migliaia di candele si riaccendono come per magia (ma perché parlar di magia in un luogo che già di per sé è umbratile Mito sognante?) e ci è possibile veder le reazioni dei Nostri Eroi: c’è chi se ne è andato a metà (Rossellini), c’è chi russa scompostamente sul proprio Trono (Carmelo Bene); ma i più sono lì, silenti e meditabondi, fino a quando una vocina spezza quelle nebbie metafisiche: “Oi, a me è piaciuto”, dice Fellini, a cui sembra (ma forse è solo colpa delle sigarette divorate un po’ da tutti) che una lacrima gli solchi la guancia. Gli fa eco, in uno sbuffo di fumo, dal suo Trono, il conte Luchino Visconti di Modrone: “Ma era ovvio!- poi, smuovendo le nebbie con un plateale gesto della mano- c’est tout très “fellinien”! E la nana, e la magia della giraffa, e la Roma da Basso Impero…”; “Che due maroni, Luchino”, sbuffa l’amico: “Te devi ancora vendicarti di quando definii, quello lì, come si chiama, quello di Io sono l’amore, Il Visconti Dimezzato…”.

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{jcomments on}Il nostro caporedattore ha "reimmaginato" l'ultimo film di Terrence Malick:

 

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1363528489 chi20ha20incastrato20roger20rabbit20-02-Il suo ultimo film, Flight, uscito nelle sale lo scorso inverno, ha lasciato senza dubbio un senso di malinconia in chi ha ricordo del Robert Zemeckis touch, capace di dare vita ad opere grandiose, entrate nell’immaginario comune con la delicatezza prorompente dei capolavori, del calibro di Forrest Gump, Ritorno al Futuro o... Chi ha incastrato Roger Rabbit?, che quest’anno compie il suo primo quarto di secolo. 25 anni, eppure a rivederlo oggi possiede ancora una modernità e uno sguardo così innovativo che si potrebbe quasi pensare che sia un prodotto dei nostri giorni. La storia di un detective alcolizzato e depresso (Bob Hoskins) che si rifiuta di lavorare per i cartoni animati dopo che uno di loro ha assassinato suo fratello, prende una piega improvvisamente diversa quando si imbatte nel coniglio Roger, cercando di salvare cartoonia dalle mani del perfido giudice Morton (Christopher LLoyd). Una trama da noir, con tutti i leitmotiv del genere – mistero, proibizionismo, interessi, una femme fatale molto particolare e proprompente (Jessica Rabbit) – ma con la spensieratezza e le risate che solo i cartoni animati sanno regalare, benché questo sia uno degli esempi più eclatanti di come non siano solo una faccenda per bambini.

 

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