Cinesaggistica

Locandina VertigoIntroduzione: “A matter of life and death”

 

In un saggio pubblicato nel 2012 lo storico Ben Alpers si è interrogato sulla differente collocazione, nell’immaginario di massa della cultura occidentale, di due grandi cineasti inglesi: Michael Powell ed Alfred Hitchcock. Al netto di due percorsi artistici e biografici che in diversi momenti si sono reciprocamente somigliati, e senza tentare di stilare impensabili graduatorie di merito o valore, la conclusione evidenziata dallo storico è stata che l’opera di Alfred Hitchcock, per una complessa combinazione di ragioni, rispetto a quella di Powell ha beneficiato di una diffusione di massa decisamente più vasta, arrivando a toccare strati di pubblico spesso anche molto lontani da una assidua frequentazione cinematografica. Il cinema di Alfred Hitchcock, con gli anni, ha acquisito le caratteristiche di un fenomeno unico nel suo genere: alcuni film della sua filmografia sono diventati parte talmente integrante della memoria collettiva da diventare patrimonio acquisito, o condiviso, anche per persone che mai hanno avuto la possibilità di vederli. Lo stile del maestro londinese è così diventato un marchio riconoscibile per intere generazioni, che hanno continuato ad associarlo ad un ben definito apparato di immagini, suoni, personaggi ed atmosfere. All’interno della sua ricchissima produzione sono tre i film che più di altri, nella percezione diffusa, hanno contribuito a definire il paradigma hitchcockiano per eccellenza: Psycho (1960), Gli uccelli (1963) e La donna che visse due volte. Tra questi, l’ultimo rappresenta per molti critici ed appassionati la vetta più alta e la sintesi più completa di tutto il cinema hitchcockiano. Come accade solo per i grandi capolavori, Vertigo è il frutto di una miracolosa e irripetibile coincidenza di situazioni, che nel 1958 concedevano al maestro londinese di girare il suo film più personale, nel momento di massima ispirazione artistica e con il più ampio controllo possibile su un sistema degli Studios ancora in grado di concedere grande libertà ai suoi autori.

Leggi tutto: La persistenza di un’ossessione: Vertigo e l’immortalità di un capolavoro

Adam ResurrectedAdam Steiner è un ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio. Essendo un clown e un artista straordinario, si salva grazie alla perversione di uno degli aguzzini che per il suo divertimento lo costringe a vivere come fosse un cane. Alla fine della guerra Adam ha perso tutto, la sua famiglia e se stesso. Ed è così che noi lo ritroviamo nel 1961, da dove il film ha inizio: solo, internato per l'ennesima volta in una clinica israeliana per le patologie mentali che cura nello specifico i sopravvissuti. In quel luogo dove cerca di dimenticare di essere stato cane farà un incontro che lo costringerà a ricordare e imparare/insegnare a essere di nuovo umano.

Il film è bello per moltissimi motivi, ma il tratto che più colpisce è la maestria con cui il regista gestisce la complessità della storia, e della Storia, nella particolare relazione che lega il film stesso, come oggetto artistico-narrativo, al percorso intrapreso dallo stesso protagonista per elaborare quella che è la sua Storia.

Leggi tutto: ADAM RESURRECTED di Paul Schrader (2008)

Strane figure nascono talvolta al momento del sonno e scompaiono.

Se apro gli occhi compaiono fosforescenti fioriture e

Appassiscono e rinascono come carnosi fuochi d’artificio.

(Robert Desnos)

Federico FelliniC’è chi sogna il proprio esame di maturità, solitamente come incubo lovecraftiano, chi di precipitare nel vuoto; io ho l’abitudine di sognare Federico Fellini, e questo sin dall’anno della sua morte. Col mio Maestro (così lo chiamo nella mia vita onirica) abbiamo raccolto pioppini dopo una tempesta, siamo stati a vedere Inception, s’è mangiato al Gambero Rosso senza il Gatto e la Volpe… Una volta eravamo davanti alla facciata della sontuosa cattedrale gotica costruita per l’incipit del G. Mastorna; sedevamo dinanzi a quel bidimensionale titano di cartapesta; all’improvviso Fellini faceva un gesto con la mano, come per acchiappare qualcosa nel vuoto.

Mi porgeva il pugno ben chiuso dicendomi: “Cosa ho preso?”; “Niente…”, replicavo. “Lo dici te”, rispondeva il Maestro con un accenno di sorriso… Ora però già so che la prossima volta in cui Fellini mi comparirà in sogno, vedrò il Maestro riminese piangere sincere lacrime. L’amico Ettore Scola gli ha fatto un regalo bello, commovente, orgogliosamente imperfetto, come i primi bozzetti mostrati all’eroico Vito De Bellis, il direttore del “Marc’Aurelio”, ma indubbiamente vergato con la piuma d’oca di un Poeta. E la Critica, in particolar modo la “Web-Critica” ha sentito il dovere di dissezionarlo sul tavolo operatorio del Recensore.

Leggi tutto: BLOCK-NOTES DI UNO SPALATORE DI NUBI

La Dolce MorteIl più grande film che non sia mai riuscito a veder la luce, il felliniano G. Mastorna, ha avuto una genesi costellata di sogni rivelatori, di oscuri segnali di morte. E questo fin da quando il Riminese, grande esperto di viaggi nell’Aldilà, ancora doveva dar forma a questa macabra fantasia dal sentore testamentario. Nella primavera del 1965 Dino Buzzati riceve una telefonata di Fellini, di passaggio a Milano, desideroso di incontrarlo. I due non si conoscevano ma il Grande Mistificatore non celava una passione per lo scrittore risalente al 1938 quando scoprì Lo strano viaggio di Domenico Molo, un romanzo breve in cui un ragazzino muore e finisce nel Regno dell’Attesa, col suo triste rosario di processi e condanne. Ed è fuori di dubbio che l’ispirazione per ciò che è (o avrebbe potuto essere? O sarà?) il Mastorna nasce da qui. I due decidono di incontrarsi in un ristorante famoso per il pesce. La serata sarà dominata dalla presenza di Domenico Molo e dalla quasi tangibile voglia di un Fellini gesticolante ed entusiasta di trarne un film… Ma ecco il primo segnale iettatorio: nella nottata sia la giovanissima Almerina, moglie di Buzzati, che il regista vengon ricoverati per una intossicazione alimentare… Nonostante questo inizio di percorso accidentato (e Fellini, come è noto, era superstiziosissimo) nasce una stagione di simbiosi, come ci ricorda Tullio Kezich: “L’affettuosa simbiosi artistica fra Buzzati e Fellini si prolunga per un anno e più, con telefonate pressochè quotidiane: l’abitudine del regista di chiamare la mattina molto presto sconvolge la vita della coppia milanese, abituata a far tardi la sera. Dai discorsi sul film ne nascono altri, spesso legati al mondo della magia e della metapsichica”. Buzzati è infatti impegnato in una indagine per Il Corriere intitolata In cerca dell’Italia misteriosa, per la quale trova la totale complicità di Fellini che ama circondarsi, al pari di un principe rinascimentale, di maghi, veggenti, medium. E qui entra in campo il secondo segnale, questa volta veramente iettatorio, anche se svelato dal timido sorriso fanciullesco di Pasqualina Pezzolla, una vecchina di Porto Civitanova Marche, che aveva fama di grande veggente: Buzzati, in quel salottino irto di immagini sacre, accettò di fare da cavia, ma quel donnino si ritrasse e, con grande imbarazzo, prese in disparte Federico pregandolo: “stia vicino al suo amico che certo non stava bene”. Buzzati, infatti, era già in cura per la terribile malattia che lo avrebbe sconfitto nel gennaio del 1972.

Leggi tutto: La Dolce Morte

Fumetto Kick Ass HitGirlIn un panorama cinematografico/editoriale ricco di supereroi, ci sono alcuni casi che sfuggono l’inflazione, che restano affascinanti perché indipendenti, coraggiosi, senza alcun timore di rischiare di esagerare o di uscire dagli schemi predefiniti. È questo il caso di un fumetto del 2008, che in Italia è – colpevolmente? – arrivato solo nel 2010 a seguito dell’incredibile successo, frutto del passaparola, della sua trasposizione cinematografica. Kick Ass, di Mark Millar e John Romita Jr – disegnatore, tra gli altri, di alcuni episodi di Spiderman, Devil, Thor, Iron Man e Punisher – è infatti un’opera che, a modo suo, risulta unica nel contesto in cui è inserita, dove ormai i supereroi sembrano riprodotti con lo stampino, in modo seriale, senza alcuna evidente novità e dove, almeno sulla carta stampata, solo i grandi classici sembrano salvarsi dalla deriva culturale e dalla mancanza di idee nuove cui ci si sta dirigendo.

Leggi tutto: Kick-Ass, dal fumetto al film

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IL SUPERPAGELLONE DI FEBBRAIO 2019

 tramonto

Ed eccoci al momento del nostro superpagellone del mese. Ecco tutti i voti della redazione ai film di FEBBRAI2019

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