Cinesaggistica

visioni 1In quest'ultimo periodo sono riuscito a ottenere un notevole incremento di tempo libero che ho dedicato alla visione di diversi film: sciagura alla quale ogni cinefilo, o meglio cinemaniaco, è sottoposto.

Le visioni però si sono presentate sotto diverse forme e tutto ciò mi ha stimolato a buttare giù due righe in fare scherzoso che in qualche modo raccontassero le diverse tipologie di proiezione in cui sono incappato. Di seguito il mio resoconto:

 

Leggi tutto: Riflessioni di uno spettatore sulle sale contemporanee

locandina-the-addiction“La dipendenza ha una duplice natura: da un lato soddisfa lo stimolo che scaturisce dal male ma, dall’altro, ottunde la percezione. L’esistenza diventa ricerca di sollievo dal vizio e il vizio è l’unico sollievo che possiamo trovare.”

Il vampirismo, “piaga” letteraria del XIX e XX secolo.

Oscura e affascinante, tanto da essere sfruttata, cinematograficamente, in ogni sua forma.

Nel corso degli anni la figura del non-morto si è evoluta (involuta, direbbero molti), passando da notturne e puntute sagome ammantate ad affascinanti (anti)eroi in odore di superomismo, fino ad arrivare alle etiche, vegetariane e brillanti creature twilightiane della Meyer.

Leggi tutto: Il vampirismo come dipendenza dal Male: "The Addiction" di Abel Ferrara

 

poster martin-romeroThings only seem to magic. There's no real magic. There's no real magic ever.

Martin

 

Il mostro, il mostro umano, il replicante, l’alieno, l’ultracorpo: figure topiche dell’horror e della fantascienza, che si legano spesso a un mistero identitario. Chi o che cos’è che realmente dobbiamo temere? Dove sta veramente l’Alterità della minaccia? Si tratta di un essere umano, di un robot, di un alieno?

In L’invasione degli ultracorpi (Invasion of the Bodysnatchers, Don Siegel, 1956), ad esempio, il protagonista, dopo aver combattuto contro gli alieni che “possiedono” i corpi dei suoi concittadini, trasformandosi in “doppelgaenger” malvagi, nell’ultimo fotogramma del film corre verso la macchina da presa urlando “you’re next”. Così facendo riesce a instillare nello spettatore non solo il dubbio di essere davanti a un doppio alieno del dottore, ma di stare per perdere la propria stessa identità.

Un altro celebre esempio di identità ambigua è sicuramente Blade Runner (Id., Ridley Scott, 1982), in cui lo spettatore è portato a dubitare che il protagonista, il cacciatore di replicanti Rick Deckard, sia in realtà egli stesso un replicante. Questo suggerimento è particolarmente evidente nella versione “director’s cut” presentata nel 1993, in cui Deckard sogna un unicorno, dimostrando in questo modo di avere una memoria artificiale e di essere un androide. Alla fine, quando Deckard fugge con la sua fidanzata replicante, il mistero della sua identità rimane irrisolto, così come quello della “data di scadenza” di lei.

Leggi tutto: Sedare, non sedurre. L’identità ambigua del vampiro in "Martin" di George A. Romero

        «Se non avessi convinzioni intellettuali, se cercassi soltanto di ricordare il passato e di duplicare con questi ricordi l'esperienza, non mi prenderei, malato come sono, la briga di scrivere»

 

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto

 

 

Dracula-1«Se amate il cinema fino al profondo della vostra immaginazione, dovrete fare l’esperienza di un film di Guy Maddin. Se non lo avete mai sentito nominare, non mi sorprende. Adesso lo avete sentito. Un nuovo film di Maddin non arriverà in tutti i multisala, in tutte le città o in tutti gli stati. Se sentite che verrà proiettato un suo film, segnatevi il giorno. O cercate i posti dove si possano trovare film oscuri. Vi tufferete nella mente di un uomo che pensa attraverso le immagini di vecchi film muti, di disonorevoli documentari, film che non sono mai nati, da ere che vanno oltre la comprensione umana. La sua immaginazione si libera dalle scandalose possibilità del banale. Egli riscrive la storia; quando questa viene a mancare, egli la crea»: Roger Ebert, grande critico statunitense da poco scomparso, parlava così del talento di Guy Maddin, autore canadese che ha sempre tentato di ricreare per il pubblico odierno l’esperienza meravigliosa del cinema delle origini, utilizzando forme linguistiche presenti negli anni del muto e quasi mai più riprese da altri cineasti.

Uno dei suoi film fondamentali, in questo senso e non solo, è indubbiamente Dracula: Pages From a Virgin’s Diary (id., 2002), curiosa pellicola che riprende il mito del celebre conte vampiro.

Leggi tutto: Forme di vampirismo in età post-moderna: il Dracula di Guy Maddin

Locandina Il gattopardoDopo il realismo con echi noir e metropolitani di Rocco e i suoi fratelli, e dopo le anomale dinamiche coniugali dell'episodio de Il lavoro all'interno di Boccaccio '70, nella filmografia di Luchino Visconti avanza Il Gattopardo. Trasposizione inevitabile di un best-seller dell'epoca il cui successo, in quei primi anni Sessanta, era sopravvissuto purtroppo anche alla morte del suo autore, quel Giuseppe Tomasi di Lampedusa che non avrebbe mai goduto del trionfo della sua opera, in quanto morto prima della pubblicazione (per i tipi di Feltrinelli dopo il rifiuto di Elio Vittorini, che ritenendolo «troppo vecchio» per la collana I Gettoni di Einaudi lo consigliò ad altre case editrici).

Il Gattopardo aveva permesso a Tomasi di Lampedusa di ispirarsi alla figura del suo bisnonno, il principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa, per generare un bestiario di vezzi, vanità e solitudine di una certa Sicilia – quella degli aristocratici e quella degli arricchiti, della nuova borghesia - all'alba della costituzione del Regno d'Italia. Non c'è più la speranza, da parte dei protagonisti dell'opera, di migliorarsi, ma di accettare il cambiamento con la consapevolezza dell'avvento di inediti dolori – ed è poco, ché sul romanzo di Tomasi di Lampedusa si potrebbero scrivere pagine, pagine e pagine di riflessioni.

Leggi tutto: FUMMO GATTOPARDI

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