Cinesaggistica

        «Se non avessi convinzioni intellettuali, se cercassi soltanto di ricordare il passato e di duplicare con questi ricordi l'esperienza, non mi prenderei, malato come sono, la briga di scrivere»

 

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto

 

 

Dracula-1«Se amate il cinema fino al profondo della vostra immaginazione, dovrete fare l’esperienza di un film di Guy Maddin. Se non lo avete mai sentito nominare, non mi sorprende. Adesso lo avete sentito. Un nuovo film di Maddin non arriverà in tutti i multisala, in tutte le città o in tutti gli stati. Se sentite che verrà proiettato un suo film, segnatevi il giorno. O cercate i posti dove si possano trovare film oscuri. Vi tufferete nella mente di un uomo che pensa attraverso le immagini di vecchi film muti, di disonorevoli documentari, film che non sono mai nati, da ere che vanno oltre la comprensione umana. La sua immaginazione si libera dalle scandalose possibilità del banale. Egli riscrive la storia; quando questa viene a mancare, egli la crea»: Roger Ebert, grande critico statunitense da poco scomparso, parlava così del talento di Guy Maddin, autore canadese che ha sempre tentato di ricreare per il pubblico odierno l’esperienza meravigliosa del cinema delle origini, utilizzando forme linguistiche presenti negli anni del muto e quasi mai più riprese da altri cineasti.

Uno dei suoi film fondamentali, in questo senso e non solo, è indubbiamente Dracula: Pages From a Virgin’s Diary (id., 2002), curiosa pellicola che riprende il mito del celebre conte vampiro.

Leggi tutto: Forme di vampirismo in età post-moderna: il Dracula di Guy Maddin

Locandina Il gattopardoDopo il realismo con echi noir e metropolitani di Rocco e i suoi fratelli, e dopo le anomale dinamiche coniugali dell'episodio de Il lavoro all'interno di Boccaccio '70, nella filmografia di Luchino Visconti avanza Il Gattopardo. Trasposizione inevitabile di un best-seller dell'epoca il cui successo, in quei primi anni Sessanta, era sopravvissuto purtroppo anche alla morte del suo autore, quel Giuseppe Tomasi di Lampedusa che non avrebbe mai goduto del trionfo della sua opera, in quanto morto prima della pubblicazione (per i tipi di Feltrinelli dopo il rifiuto di Elio Vittorini, che ritenendolo «troppo vecchio» per la collana I Gettoni di Einaudi lo consigliò ad altre case editrici).

Il Gattopardo aveva permesso a Tomasi di Lampedusa di ispirarsi alla figura del suo bisnonno, il principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa, per generare un bestiario di vezzi, vanità e solitudine di una certa Sicilia – quella degli aristocratici e quella degli arricchiti, della nuova borghesia - all'alba della costituzione del Regno d'Italia. Non c'è più la speranza, da parte dei protagonisti dell'opera, di migliorarsi, ma di accettare il cambiamento con la consapevolezza dell'avvento di inediti dolori – ed è poco, ché sul romanzo di Tomasi di Lampedusa si potrebbero scrivere pagine, pagine e pagine di riflessioni.

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Locandina Sleepy“In seno ad una di quelle vaste anse che segnano la riva orientale dell’Hudson, dove il fiume si espande in quel vasto specchio d’acqua che gli antichi navigatori olandesi chiamarono il Tappaan Zee, e dove essi sempre ammainavano prudentemente le vele e si raccomandavano alla protezione di San Nicola, sorge una cittadina...” (Incipit a Sleepy Hollow, Washington Irwing, 1819)

 

Ci sono storie che entrano facilmente nel mito, nell’immaginario comune, tramutandosi anche in ciò che non sono, quasi fossero fiabe che si trasformano grazie all’incessante passaparola di chi le ama e desidera tramandarle. Intorno a queste storie si forma una sorta di aura di intoccabilità, quasi ammirazione idealizzante che rischia di scontrarsi poi con la realtà dei fatti: è il caso di La leggenda della valle addormentata, meglio conosciuta come Sleepy Hollow, racconto breve di Washington Irwing divenuto in poco tempo leggenda. Non è un caso, infatti, che sin dagli albori del cinema – The Legend of Sleepy Hollow è del 1908, seguito da un film omonimo nel 1912 – ci sia stato un enorme interesse per questa storia, che ha raggiunto l’apice con la trasposizione cinematografica di Tim Burton, Il mistero di Sleepy Hollow, del 1999, con Johnny Depp nei panni di Ichabod Crane e Christina Ricci come Kathrina Van Tassel. Il lavoro che Burton ha svolto sull’opera è straordinario, tanto da portare anche lo scenografo Rich Heinrichs alla conquista del premio oscar, ma procedendo con ordine è giusto partire dall’animazione, che, grazie ad un film Disney del 1949, per prima ha contribuito a divulgare tra i più piccoli il racconto di Irwing.

 

Leggi tutto: Sleepy Hollow: la leggenda che ha ispirato Disney, diventata un capolavoro di Tim Burton

BlancanievesNegli anni avventurosi, eccitanti, della Residencia (studentato madrileno) un imberbe, ma già ruvido, Buñuel, pur adorandolo come amico, non sopportava le poesie di Federico Garcia Lorca, che considerava, didascaliche, “spagnole” ai limiti del folclore. Il comune amico Dalì costringeva il futuro papà di Viridiana ad assistere ai “reading” che il giovane Lorca improvvisava, con la sua calda, bellissima, voce baritonale. Ma appena le sue labbra si serravano in attesa dell’applauso, Buñuel, implacabile, esclamava: “Federico, es una mierda”…

Ora, con l’immaginifico Blancanieves- per una fumisteria degna di Méliès (quindi del Cinema) partendo dalla Goticissima Foresta Nera dei fratelli Grimm - Pablo Berger compie un miracolo: coreografare un immaginifico “paso doble” fra la Spagna “mistica, vertiginosa, commestibile” di Federico Garcia Lorca (per dirla con il coevo Dalì) con la frenetica Spagna surrealista di Don Luis, svezzata a colpi di “humor negro” ed occhi di gallina (ma pur sempre “selvaggi”).

Leggi tutto: La portai al fiume, credendo fosse ragazza, e invece era Serafino Gubbio, operatore

Burton Sally e Jack‘Twas a long time ago,
Longer now than it seems
in a place that perhaps
you've seen in your dreams
For the story that you are about to be told
began with the holiday worlds of old
Now, you've probably wondered
where holidays come from.
If you haven't I'd say
it's time you begun.
For the holidays are the result of much fuss
and hard work from the worlds that create them us
Well you see now, quite simply
that's all that they do,
making one unique holiday
especially for you
But once, a calamity ever so great
occured when two holidays met by mistake

 

 

E una porta a forma di zucca si apriva, portandoci per la prima volta in mezzo a fantasmi, streghe e mostri danzanti, spaventosi, ma allo stesso tempo affascinanti, rapendo i nostri occhi, prima del nostro cuore. Questo l’incipit – già di per sé da manuale di cinema – del film che ha cambiato la storia dell’animazione stop motion, che fino ad allora si credeva morta dai tempi di Ray Harryhausen, da molti consideratone l’inventore e padre. Tim Burton, che di Harryhausen è grande estimatore sin dall’infanzia, decide di realizzare finalmente un film interamente con questa complessissima tecnica d’animazione, fino a quel momento utilizzata solo per un cortometraggio, Vincent, nel 1982, quando ancora era animatore alla Disney.

 

Leggi tutto: TIM BURTON'S NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS: 20 anni dopo il Re delle Zucche è sempre Jack

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IL SUPERPAGELLONE DI FEBBRAIO 2019

 tramonto

Ed eccoci al momento del nostro superpagellone del mese. Ecco tutti i voti della redazione ai film di FEBBRAI2019

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