Cinesaggistica

bigfish3

 

I wandered lonely as a cloud

That floats on high o'er vales and hills,

When all at once I saw a crowd,

A host of golden daffodils.

William Wordsworth

 

 

Edward Bloom è il Phineas T. Barnum dell’età contemporanea, dotato del potere più prezioso e raro che ci possa essere: costruire lo straordinario a partire dall’ordinario. Come il noto impresario circense, Bloom (di Joyciana memoria) prende la banalità brutta e sporca del nostro quotidiano e la rilegge, la reinventa, aggiunge e sottrae, cesella, affina, esagera: modella senza sforzi la superficie piatta in favola arzigogolata.

Barnum prendeva una scimmia impagliata, le cuciva la coda di un grosso pesce ed ecco a voi la Sirenetta, con cui incantava generazioni di spettatori ingenui, che volevano scioccamente solo sognare.

Un nano era trasformato in un bambino prodigio, due fratelli macrocefali nei mitici bambini aztechi, il pinhead William Henry Johnson nel selvaggio primitivo, anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia.

 

Leggi tutto: HUMBUG. Tra Edward Bloom e Phineas T. Barnum

Locandina FargoQUELLA CHE VEDRETE É UNA STORIA VERA – I fatti esposti nel film sono accaduti nel 1987 nel Minnesota. Su richiesta dei superstiti, sono stati usati dei nomi fittizi. Per rispettare le vittime tutto il resto è stato fedelmente riportato.

Seguito ideale (seppur climaticamente agli antipodi) di Blood Simple, Fargo è una lucida e agghiacciante riflessione sul male nascosto dietro un fittizio velo di quotidianità e semplicità. La provincia americana così fredda e asettica è specchio di una società che ha ormai passivamente accettato la violenza e l’amoralità; ed è proprio lì dove sembra che nulla fuori dall’ordinario possa succedere che si nascondo gli orrori più sconvolgenti e torbidi.

L’orrore del quotidiano provinciale viene osservato con sguardo ironico e distaccato, mentre l’umorismo nero e macabro dei due fratelli del Minnesota raggiunge nuove vette: esemplare in tal senso è una scena di lotta che vede coinvolto Carl Showalter, il personaggio interpretato da Steve Buscemi.

Nella suddetta scena viene inserita un’inquadratura in dettaglio di una gamba di Carl, che indossa pantaloni color beige e un calzino bianco. Ad una visione superficiale quell’inquadratura sembra assolutamente fuori contesto, ellittica e inutile, ma più avanti nel film rivedremo quello stesso dettaglio della gamba con i pantaloni beige e il calzino bianco e in tal modo sapremo che la gamba che Gaer Grimsrud (Peter Stormare) sta inserendo nel trituratore del legno è proprio quella del suo complice. Attraverso un semplice dettaglio i Coen hanno voluto anticipare e sottolineare con ironia la terribile sorte che spetta al personaggio di Carl.

Leggi tutto: Fargo, North Dakota: il labile confine tra demenza e orrore

visioni 1In quest'ultimo periodo sono riuscito a ottenere un notevole incremento di tempo libero che ho dedicato alla visione di diversi film: sciagura alla quale ogni cinefilo, o meglio cinemaniaco, è sottoposto.

Le visioni però si sono presentate sotto diverse forme e tutto ciò mi ha stimolato a buttare giù due righe in fare scherzoso che in qualche modo raccontassero le diverse tipologie di proiezione in cui sono incappato. Di seguito il mio resoconto:

 

Leggi tutto: Riflessioni di uno spettatore sulle sale contemporanee

locandina-the-addiction“La dipendenza ha una duplice natura: da un lato soddisfa lo stimolo che scaturisce dal male ma, dall’altro, ottunde la percezione. L’esistenza diventa ricerca di sollievo dal vizio e il vizio è l’unico sollievo che possiamo trovare.”

Il vampirismo, “piaga” letteraria del XIX e XX secolo.

Oscura e affascinante, tanto da essere sfruttata, cinematograficamente, in ogni sua forma.

Nel corso degli anni la figura del non-morto si è evoluta (involuta, direbbero molti), passando da notturne e puntute sagome ammantate ad affascinanti (anti)eroi in odore di superomismo, fino ad arrivare alle etiche, vegetariane e brillanti creature twilightiane della Meyer.

Leggi tutto: Il vampirismo come dipendenza dal Male: "The Addiction" di Abel Ferrara

 

poster martin-romeroThings only seem to magic. There's no real magic. There's no real magic ever.

Martin

 

Il mostro, il mostro umano, il replicante, l’alieno, l’ultracorpo: figure topiche dell’horror e della fantascienza, che si legano spesso a un mistero identitario. Chi o che cos’è che realmente dobbiamo temere? Dove sta veramente l’Alterità della minaccia? Si tratta di un essere umano, di un robot, di un alieno?

In L’invasione degli ultracorpi (Invasion of the Bodysnatchers, Don Siegel, 1956), ad esempio, il protagonista, dopo aver combattuto contro gli alieni che “possiedono” i corpi dei suoi concittadini, trasformandosi in “doppelgaenger” malvagi, nell’ultimo fotogramma del film corre verso la macchina da presa urlando “you’re next”. Così facendo riesce a instillare nello spettatore non solo il dubbio di essere davanti a un doppio alieno del dottore, ma di stare per perdere la propria stessa identità.

Un altro celebre esempio di identità ambigua è sicuramente Blade Runner (Id., Ridley Scott, 1982), in cui lo spettatore è portato a dubitare che il protagonista, il cacciatore di replicanti Rick Deckard, sia in realtà egli stesso un replicante. Questo suggerimento è particolarmente evidente nella versione “director’s cut” presentata nel 1993, in cui Deckard sogna un unicorno, dimostrando in questo modo di avere una memoria artificiale e di essere un androide. Alla fine, quando Deckard fugge con la sua fidanzata replicante, il mistero della sua identità rimane irrisolto, così come quello della “data di scadenza” di lei.

Leggi tutto: Sedare, non sedurre. L’identità ambigua del vampiro in "Martin" di George A. Romero

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IL SUPERPAGELLONE DI FEBBRAIO 2019

 tramonto

Ed eccoci al momento del nostro superpagellone del mese. Ecco tutti i voti della redazione ai film di FEBBRAI2019

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