Cinesaggistica

casanovajaqix9Nei succulenti anfratti della Cineteca Nazionale si celano tesori d’inestimabile valore, degni della grotta di Alì Babà. Fra di essi, ad esempio, si cela, una “pizzetta”, un rullo che poteva rischiare di cadere nell’oblio eterno, con tutte le sequenze de Lo sceicco bianco che Fellini eliminò dopo che, in sala di montaggio, il Sommo Riminese aveva mostrato al proprio Maestro, Roberto Rossellini. Il papà del Neorealismo, infatti, già aveva subodorato verso quali esotici lidi voleva planare l’indisciplinato allievo… Ecco quindi Rossellini imporre a Fellini (scontro di Titani) di sforbiciare tutte le “extravaganze”, le schegge di grandangolare umanità: uno spaurito Leopoldo Trieste che, cercando la moglie scomparsa, spalanca tutte le porte della pensioncina ed entra in una stanza ove tre vecchine vestite solo di asciugamani-sudario stan facendo i fumenti tra vapori degni delle Terme di “Otto e mezzo”; un pazzo ghignate rinchiuso in una gabbia trascinata da una pachidermica suora.

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pulp2

Pulp /’pəlp/ n.1. A soft, moist, shapeless mass of  matter.

2. A magazine or book containing lurid subject matter

and being characteristically printed on rough,

unfinished paper.

American Heritage Dictionary

New College Edition

 

Da quest’introduzione già lo si poteva intuire, e molto probabilmente il genio di Tarantino sapeva benissimo a cosa andava incontro quando ha scritto questo capolavoro: Pulp Fiction era e rimane tutt’oggi, a 20 anni di distanza, un vero e proprio manifesto del postmoderno cinematografico, di cui il regista di Knoxville è forse il primo esponente, senza dubbio il maggiore: troppo studiato in tutti i suoi dettagli per essere frutto del caso, troppo preciso nelle citazioni e nella struttura per non rendersi conto di trovarsi al cospetto di una mente consapevole di ogni singolo movimento dei suoi ingranaggi. L’enormità di Pulp Fiction, però, risiede nella sua semplicità. Non è tanto il cosa (situazioni già viste), ma il come a fare la differenza, in cui a tratti sembra che la trama sia funzionale alle immagini, perché è quello il nocciolo cui Tarantino tenta di arrivare: l’immagine, l’icona, il simbolo.

«In televisione, il modo per scegliere una serie è che fanno un episodio, l'episodio chiamato "pilota". Poi mostrano quell'episodio a gente che sceglie gli episodi e sul valore di quell'episodio decidono se vogliono fare altri episodi. Alcun vengono scelti e diventano programmi televisivi e invece altri no, e diventano niente. Lei era in uno di quelli che è diventato niente». (Jules a Vincent, Pulp Fiction, Quentin Tarantino, 1994)

 

Leggi tutto: PULP FICTION - DOPO VENT’ANNI CI CHIEDIAMO ANCORA COSA CI SIA NELLA VALIGETTA

«Vento dall'Est,
la nebbia è là…
Qualcosa di strano
fra poco accadrà…
Troppo difficile
capire cos'è…
Ma penso che un'ospite
arrivi per me...»

(Bert, Introduzione a Mary Poppins, Disney, 1964)

Mary PoppinsSono parole che alla memoria collettiva, da 50 anni a questa parte, richiamano necessariamente qualcosa. Dopotutto, non conoscere Mary Poppins, almeno di nome, resta impossibile in una società così fortemente improntata sulla Disney come primo contatto video-didattico per l’infanzia. Quello che però non molti sanno è ciò che esiste alle spalle di questo capolavoro – 13 nominations e 5 premi Oscar –, che ha visto la luce nel 1964 ma che Walt Disney già da 30 anni sognava di portare sul grande schermo. L’ostacolo che pareva insormontabile era però la scrittrice del romanzo, Miss Pamela Travers, che lottava da anni per non cedere i diritti della “sua” Mary Poppins allo “zio Walt”, per timore che la trasformasse in qualcosa che non era, che si allontanasse dallo spirito con cui era stata scritta, anche perché l’opinione che la signora Travers nutriva nei confronti di Disney non era certo tra le più positive. Almeno questo è ciò che si evince dalla visione di Saving Mr. Banks, ultimo film Disney uscito da poco nelle sale, proprio in occasione dell’anniversario della tata più famosa del mondo: la trama ruota tutta attorno alle avances di Walt Disney (Tom Hanks) e alla resistenza ostinata di Pamela Travers (Emma Thompson), con i flashback a fare da guida per aiutarci a comprendere la sofferenza passata della donna e il dolore che l’ha portata a scrivere Mary Poppins, di fatto una zia severa arrivata a casa sua mentre suo padre era sul letto di morte, con l’intento di aiutare la mamma nel curare lei e le sue sorelle.

Leggi tutto: Cinquant'anni di Mary Poppins: dal film Disney del 1964 a "Saving Mr. Banks"

l annee derniere a marienbad“In questo albergo immenso, lussuoso, barocco, lugubre. Dove corridoi senza fine succedono ad altri corridoi, silenziosi, deserti, gelidamente decorati da intarsi in legno… In sale silenziose in cui i passi di colui che le attraversa sono assorbiti da tappeti così pesanti, così spessi, che nessun rumore di passi arriva alle sue orecchie. Come se persino le orecchie di chi cammina, ancora una volta, lungo questi corridoi, attraverso questi saloni, queste gallerie, in questo palazzo d’altri tempi, in questo albergo immenso, lussuoso, lugubre. Dove corridoi senza fine succedono ad altri corridoi…” (Alain Robbe-Grillet)

Le architetture del Valhalla dei Registi si basano su regole che noi comuni mortali non passiamo capire: infinite sono le entrate. Ad attenderti possono esserci gli immaginifici elefanti alle porte di Babilonia, come uno stilizzato Ponte dei Sospiri di cartapesta, forgiato solamente per accompagnare ai Piombi un Donald Sutherland incanutito e febbricitante. Resta il fatto che, qualche giorno fa, in un fumigante vapore da sudario, ad una di queste entrate comparve un treno che gli antichi chiamano Trans-Anubi-Express: pare che, oggi, i fuochisti siano Jean-Luis Trintingnat ed Alain Robbe Grillet (che, va detto, ha il vizio di fustigare le belle passeggere). Ma ecco che, in uno stridio di freni- e di attuti gridolini orgasmici, il Trans-Anubi-Express, si blocca: giusto per far scendere, con l’elastica, eterea, grazia degna di Nijinski (prima della pazzia), un bel gattone nero.

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Locandina-GhostbustersLa prematura scomparsa di Harold Ramis ha intristito tutti. Perché probabilmente con lui se ne va anche un pezzo di storia di un cinema che negli anni ’80 ha spopolato, con la qualità delle riprese, con la geniale inventiva nelle situazioni comiche, con i dialoghi esilaranti. Ed è una beffa enorme pensare che l’attore-sceneggiatore sia mancato proprio nell’anno in cui i Ghostbusters, per altro inventati dallo stesso Ramis e da Dan Aykroyd, compiono 30 anni.

«Non hai provato a starne fuori tu non sai che vuol dire: io ho lavorato nel settore privato, pretendono risultati!» (Ray Stantz)

Era infatti il 1984 quando nelle sale statunitensi stava per apparire un film che sarebbe presto diventato una vera e propria opera di culto anche per le generazioni a venire. La trama, celeberrima, già di per sé era qualcosa di geniale ed inedito: tre dottori di ricerca universitari, Peter Venkman, Raymond Stantz ed Egon Spengler sono certi dell’esistenza del paranormale, ma non riescono a dimostrarlo. Fino a che non si trovano ad avere un contatto diretto con un fantasma della biblioteca della 5th Avenue di New York, e allora tutte le loro prospettive cambiano: perché non trovare un modo per catturare i fantasmi?

Leggi tutto: "WHO YA GONNA CALL?" TRENT'ANNI DI GHOSTBUSTERS

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