Cinesaggistica

dreamworks kung fu panda 2Nel mondo del cinema d’animazione ormai è considerato il dualismo per eccellenza, una sorta di duopolio che quasi ogni anno si contende il primato a suon di incassi al botteghino: Disney/Pixar e DreamWorks Animation sono da sempre rivali, o almeno, da 20 anni a questa parte, quando la DreamWorks mosse i primi passi nel mondo del grande schermo. Quello che molte persone non sanno è che, però, questa diatriba sarebbe stata evitabile, se solo Michael Eisner, allora amministratore delegato Disney, non avesse deciso di dimostrare la sua poca lungimiranza cacciando Jeffrey Katzenberg, non ritenuto all’altezza di Frank Wells, numero due di Eisner con cui ha realizzato capolavori come La Sirenetta, La Bella e la Bestia, Aladdin e Il Re Leone, a lui dedicato. Katzenberg, quindi, con Steven Spielberg e David Geffen fondò la DreamWorks SKG.

Leggi tutto: DreamWorks: da 20 anni nel grande cinema d'animazione (tra alti e bassi)

l-attimo-fuggente-film«Oh Capitano, mio capitano...»

Scegliere una citazione da uno dei moltissimi film e ruoli di un trasformista come Robin Williams non è semplice, e forse è giusto partire con quella più celebre, in ricordo di un attore meraviglioso scomparso prematuramente. Dopo Harold Ramis e Bob Hoskins, ecco che un altro grande caratterista e protagonista del cinema degli anni ‘80 e ‘90 se n’è andato prima del tempo, lasciando Hollywood e tutti gli amanti della settima arte sotto shock.

Leggi tutto: Saluto al Capitano

Batman LogoEra il 1939 quando Bob Kane ideò per la DC Comics un eroe dark, che agisce durante la notte come giustiziere mascherato da pipistrello. Da quel maggio sono passati 75 anni e Batman è diventato uno dei supereroi più amati, secondo solamente a Superman in quanto a fama. Le origini sono chiare, poi raccontate in maniera impeccabile da Christopher Nolan in Batman Begins (2005): figlio dei miliardari Thomas e Martha Wayne, il piccolo Bruce assiste alla morte dei suoi genitori all’uscita del teatro, e il trauma di quella serata lo accompagnerà per tutta la vita: decide quindi di combattere il crimine, perché atti del genere non accadano più. Burton ha invece raccontato di come l’assassino fosse un giovanissimo Jack Napier, poi divenuto Joker, ma le visioni a riguardo restano molteplici. La scelta del pipistrello, comunque, è un simbolo di paura, che possa incutere timore anche solo con la sua ombra ai malviventi, che tremino al solo pensiero di poterlo incontrare.

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casanovajaqix9Nei succulenti anfratti della Cineteca Nazionale si celano tesori d’inestimabile valore, degni della grotta di Alì Babà. Fra di essi, ad esempio, si cela, una “pizzetta”, un rullo che poteva rischiare di cadere nell’oblio eterno, con tutte le sequenze de Lo sceicco bianco che Fellini eliminò dopo che, in sala di montaggio, il Sommo Riminese aveva mostrato al proprio Maestro, Roberto Rossellini. Il papà del Neorealismo, infatti, già aveva subodorato verso quali esotici lidi voleva planare l’indisciplinato allievo… Ecco quindi Rossellini imporre a Fellini (scontro di Titani) di sforbiciare tutte le “extravaganze”, le schegge di grandangolare umanità: uno spaurito Leopoldo Trieste che, cercando la moglie scomparsa, spalanca tutte le porte della pensioncina ed entra in una stanza ove tre vecchine vestite solo di asciugamani-sudario stan facendo i fumenti tra vapori degni delle Terme di “Otto e mezzo”; un pazzo ghignate rinchiuso in una gabbia trascinata da una pachidermica suora.

Leggi tutto: C'eravamo tanto amati (il cinefilo, il diavolo e l'acquasanta)

 

pulp2

Pulp /’pəlp/ n.1. A soft, moist, shapeless mass of  matter.

2. A magazine or book containing lurid subject matter

and being characteristically printed on rough,

unfinished paper.

American Heritage Dictionary

New College Edition

 

Da quest’introduzione già lo si poteva intuire, e molto probabilmente il genio di Tarantino sapeva benissimo a cosa andava incontro quando ha scritto questo capolavoro: Pulp Fiction era e rimane tutt’oggi, a 20 anni di distanza, un vero e proprio manifesto del postmoderno cinematografico, di cui il regista di Knoxville è forse il primo esponente, senza dubbio il maggiore: troppo studiato in tutti i suoi dettagli per essere frutto del caso, troppo preciso nelle citazioni e nella struttura per non rendersi conto di trovarsi al cospetto di una mente consapevole di ogni singolo movimento dei suoi ingranaggi. L’enormità di Pulp Fiction, però, risiede nella sua semplicità. Non è tanto il cosa (situazioni già viste), ma il come a fare la differenza, in cui a tratti sembra che la trama sia funzionale alle immagini, perché è quello il nocciolo cui Tarantino tenta di arrivare: l’immagine, l’icona, il simbolo.

«In televisione, il modo per scegliere una serie è che fanno un episodio, l'episodio chiamato "pilota". Poi mostrano quell'episodio a gente che sceglie gli episodi e sul valore di quell'episodio decidono se vogliono fare altri episodi. Alcun vengono scelti e diventano programmi televisivi e invece altri no, e diventano niente. Lei era in uno di quelli che è diventato niente». (Jules a Vincent, Pulp Fiction, Quentin Tarantino, 1994)

 

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IL SUPERPAGELLONE DI FEBBRAIO 2019

 tramonto

Ed eccoci al momento del nostro superpagellone del mese. Ecco tutti i voti della redazione ai film di FEBBRAI2019

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