toy story

Espressione ormai entrata nella cultura universale, «Verso l’infinito e oltre» richiama immediatamente alla memoria Buzz Lightear, che la urlava ignaro del fatto che sarebbe stata la verità, almeno per quanto riguarda la Pixar.

 

Era infatti il 1995 quando John Lasseter ha regalato al mondo del cinema un gioiello come Toy Story, pietra miliare del cinema d’animazione in CGI e capolavoro tra i più belli mai realizzati con questa tecnica, oltre che dell’intera Storia della settima arte. Toy Story arriva dopo 11 anni dal primo cortometraggio di Lasseter, ex animatore Disney che venne assunto dalla Lucas Arts e che nel 1984 diede alla luce The Adventures of André and Wally B., forse rudimentale se visto con superficialità, ma quanto mai fondamentale e innovativo se si pensa a quando è stato creato e soprattutto per ciò che avverrà dopo: in primis, Lucas Arts cede la computer division alla Pixar di Steve Jobs, che con John Lasseter guadagna un animatore di livello assoluto che, dopo diversi altri cortometraggi, finalmente coronerà il suo sogno di un lungometraggio interamente in CGI.

La trama è celeberrima ormai: Woody (doppiato da Tom Hanks) è un pupazzo sceriffo, il preferito del piccolo Andy, che lo porta con sé dovunque e passa con lui tutto il suo tempo libero, giocando con Mr. Potato, Rex, Slinky Dog, Hamm, Bo Beep e Sarge. Quello che Andy non sa è che quando lui è assente, i suoi giocattoli prendono vita, con personalità e sentimenti propri. La situazione, però, subisce una scossa decisiva con l’arrivo di un nuovo giocattolo, Buzz Lightear (doppiato da Tim Allen), che farà vacillare Andy nelle sue gerarchie ludiche.

toy story 2Film per bambini? Neanche per sogno. La pellicola di Lasseter è una visionaria e geniale opera universale, che ad una comicità scoppiettante e ad una sceneggiatura dal ritmo forsennato, unisce un’importante riflessione sulla vera amicizia, sulla gelosia, sul sacrificio e sulla consapevolezza di sé e dei propri mezzi. Tematiche grandi, che un bambino percepisce solo parzialmente, frastornato dal coloratissimo divertimento immaginifico cui assiste, travolto. Colpisce anche la perfetta caratterizzazione dei personaggi, dall’onesto sceriffo Woody al guerriero galattico Buzz Lightear, nemici amici, con caratteri opposti e che solo l’affetto per Andy riuscirà a rendere compatibili e, successivamente, inseparabili. Ma a parte i protagonisti, è fantastica l’attenzione per i personaggi secondari, tutti egregiamente curati nei dettagli, per non lasciare nulla al caso, come si conviene ai grandi capolavori.

Rivoluzione. Questa la parola chiave che meglio esprime il significato di Toy Story per il cinema d’animazione. Uno spartiacque, una cesura, un punto di partenza innovativo, che si porta dietro una qualità stilistico tecnica clamorosa, che a distanza di 20 anni fa ancora parlare di sé e viene ricordata, studiata e analizzata per essere compresa al meglio. Non è un caso che l’American Film Institute lo abbia inserito nei 100 migliori film statunitensi di tutti i tempi e che il New York Times lo abbia inserito nei 1000 film più belli di sempre: dimostrazione che, forse, l’animazione non sia solo una questione per bambini, ma qualcosa di molto più elevato. Inoltre, per l’occasione, l’Academy ha istituito un Premio Oscar speciale “Per il primo lungometraggio interamente animato in CGI”, cui vanno ad aggiungersi le nominations per “Miglior sceneggiatura originale”, “miglior colonna sonora” e “miglior canzone” a Randy Newman. Della sceneggiatura del film, oltre a John Lasseter, si sono occupati autori del calibro di Joss Whedon (divenuto celebre poi per Buffy, The Avengers, di cui è anche regista, e per la creazione di Agents of S.H.I.E.L.D.) e Andrew Stanton (premio Oscar per Alla ricerca di Nemo e Wall-E, oltre che sceneggiatore di A Bug’s Life, Toy Story 2, Toy Story 3 e Monsters&Co), mentre al soggetto, oltre allo stesso Lasseter ha lavorato anche Peter Docter, premio Oscar con Up e regista di Monsters&Co. Nomi, allora promesse e oggi meravigliose realtà, anche grazie a Toy Story, successo planetario capace di lanciarli.

Verso l’infinito e oltre, appunto.

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