Interviste

IL CALENDARIO DI NOVEMBRE 2019

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Scorsese, Polanski, Allen: cosa chiedere di più a questo calendario delle uscite in sala di novembre? Un mese ricchissimo, che vede anche il ritorno di Ken Loach, di Frozen, l'arrivo della Palma d'Oro Parasite e di un atteso film d'animazione italiano come La famosa invasione degli orsi. Senza dimenticare che anche gli attori possono tirare fuori doti da regista, come dimostrano i casi di Edward Norton, Casey Affleck e Marco Bocci. Di seguito, tutte le uscite del mese.
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l-attimo-fuggente-film«Oh Capitano, mio capitano...»

Scegliere una citazione da uno dei moltissimi film e ruoli di un trasformista come Robin Williams non è semplice, e forse è giusto partire con quella più celebre, in ricordo di un attore meraviglioso scomparso prematuramente. Dopo Harold Ramis e Bob Hoskins, ecco che un altro grande caratterista e protagonista del cinema degli anni ‘80 e ‘90 se n’è andato prima del tempo, lasciando Hollywood e tutti gli amanti della settima arte sotto shock.

 

Robin Williams inizia la sua carriera come attore teatrale, ma è la televisione a lanciarlo nello star system, nel 1978, quando interpreta l’alieno Mork nella fortunatissima serie Mork e Mindy: il personaggio, comparso in un episodio di Happy Days, era stato talmente gradito dal pubblico che i produttori dedciserio di dedicargli una serie autonoma. L’appuntamento con il cinema arriva pochi anni dopo, nel 1980, quando Robert Altman lo sceglie per interpretare Braccio di Ferro nel suo Popeye, e da quel momento la carriera di Williams è in rapida ascesa, come l’amore che gli spettatori nutrono nei suoi confronti. 58 pellicole, anche se il periodo di maggior splendore artistico arriva a cavallo tra la fine degli ‘80 e l’inizio dei ‘90, in particolare è il 1987 quando il dj Adrian Cronauer urlava per la prima volta “Good Morning Vietnam!”, nell’omonimo film di Barry Levinson, ignaro di quanto celebre sarebbe diventato e dell’aura cult che presto lo avrebbe permeato. L’anno successivo è Terry Gilliam a sceglierlo per una parte in Le avventure del barone di Münchausen, e il regista, ex Monty Python, lo ha poi scelto nuovamente nel 1991, per La leggenda del re pescatore, un’interpretazione intensa e straordinaria che gli è valsa la seconda nomination all’Oscar dopo quella ricevuta per Good Morning Vietnam. Nel 1989 l’attore regala una delle sue più conosciute, imponenti e toccanti interpretazioni, ancora una volta meritevole di nomination all'Oscar, nei panni del professor John Keating, che con L’Attimo Fuggente di Peter Weir ha saputo emozionare e ispirare diverse generazioni, educando al cambio di prospettiva, di punto di vista, salendo in piedi su una cattedra e invitando al “carpe diem”. Il verso di Robin Williams era il sorriso malinconico, la sua risata, la sua meravigliosa abilità nel trasformare la tragedia in commedia, per alleggerire il peso delle storie raccontate, rendendole quasi delle favole, dove un lieto fine, nonostante tutto, si può trovare. Ecco che allora arriva il suo inno alla vita, firmato da Steven Spielberg, che con Hook – Capitan Uncino (1991) ha diretto un sequel della celeberrima fiaba di Peter Pan, immaginandosi l’eroe adulto, con famiglia e ormai quasi «diventato un pirata», senza tempo per la moglie e i figli. Il Peter Pan di Robin Williams è un personaggio emozionante, capace di insegnare a ognuno di noi come sia importante preservare il bambino che da sempre abbiamo dentro, prendendocene cura, mantenendo vivi i pensieri felici per volare, perché «vivere può essere una grande avventura». Sempre nel filone fantasy e tra i cult per ragazzi cresciuti nei Novanta c’è Jumanji (1995), un’avventura dal ritmo indiavolato dei tamburi africani che non disdegna un’attenta riflessione sui rapporti interpersonali, ancora una volta retta interamente da Williams in maniera impeccabile. È nel 1998 che l’attore finalmente raggiunge la statuetta solo sfiorata 3 volte, per il suo ruolo da attore non protagonista in Will Hunting-Genio Ribelle (1997), scritto da Matt Damon e Ben Affleck e diretto da Gus Van Sant, dove a restare scolpito nella memoria è il monologo sul senso della vita che Williams recita davanti ad un giovane Matt Damon. Resta quindi straniante pensare a Patch Adams (1998), che all’inizio tenta il suicidio e si auto ricovera in clinica scoprendo la sua splendida vocazione medica. Un’interpretazione che ha scatenato il disappunto del vero Patch ma che, in realtà, rimane tra le sue più significative e memorabili. In Mrs Doubtfire, di Chris Columbus (1993), sdrammatizza sulla situazione di un padre separato che, pur di vedere i suoi figli, si traveste da governante per lavorare nella casa della sua ex moglie: una delle sue interpretazioni più scatenate e amate dal grande pubblico. Eclettico e sempre identificato con ruoli positivi, per la prima volta nel 2002 veste i panni del criminale assassino per il thriller di Christopher Nolan, Insomnia (2002), con Al Pacino e Hillary Swank. I più piccoli, e non solo, lo ricorderanno con enorme affetto doppiare lo scoppiettante Genio di Aladdin (1992), uno dei più bei classici Disney, che nell’edizione italiana fu affidato a Gigi Proietti.

Libero, arrivato alla seconda stella a destra verso l’Isola che non c’è, è bello ricordarlo con il sorriso, e nel suo vedere il sorriso di tutti coloro che nella sua carriera ha aiutato a ridere, ha commosso, ha emozionato, colpito. Robin Williams era senza dubbio un grande attore, un grande comico, uno dei più amati degli ultimi anni e prova ne sono le innumerevoli dimostrazioni di affetto ricevute e pubblicate ovunque negli ultimi giorni. È innegabile che, anche se negli ultimi anni lo abbiamo ritrovato in pellicole e interpretazioni non proprio felicissime, la sua scomparsa lascia un vuoto nel mondo del cinema e nel cuore di tutti noi, lui, che era come un familiare, un amico, una personalità indimenticabile, che è giusto ricordare con uno dei suoi monologhi più belli e quanto mai calzanti: «Cogli l’attimo, cogli la rosa quand’è il momento, perché, strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza un giorno smetterà di respirare, diventerà freddo e morirà». Adesso è tempo di alzarsi suoi nostri banchi di studenti, rendere omaggio al nostro Capitano con un ultimo applauso, un inchino, e iniziare a guardare il mondo da un'altra prospettiva, ancora una volta.
Arrivederci, Capitano.

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