Locandina-GhostbustersLa prematura scomparsa di Harold Ramis ha intristito tutti. Perché probabilmente con lui se ne va anche un pezzo di storia di un cinema che negli anni ’80 ha spopolato, con la qualità delle riprese, con la geniale inventiva nelle situazioni comiche, con i dialoghi esilaranti. Ed è una beffa enorme pensare che l’attore-sceneggiatore sia mancato proprio nell’anno in cui i Ghostbusters, per altro inventati dallo stesso Ramis e da Dan Aykroyd, compiono 30 anni.

«Non hai provato a starne fuori tu non sai che vuol dire: io ho lavorato nel settore privato, pretendono risultati!» (Ray Stantz)

Era infatti il 1984 quando nelle sale statunitensi stava per apparire un film che sarebbe presto diventato una vera e propria opera di culto anche per le generazioni a venire. La trama, celeberrima, già di per sé era qualcosa di geniale ed inedito: tre dottori di ricerca universitari, Peter Venkman, Raymond Stantz ed Egon Spengler sono certi dell’esistenza del paranormale, ma non riescono a dimostrarlo. Fino a che non si trovano ad avere un contatto diretto con un fantasma della biblioteca della 5th Avenue di New York, e allora tutte le loro prospettive cambiano: perché non trovare un modo per catturare i fantasmi?

 

«Chiunque sia dovrà passare sopra i nostri corpi! Va a prenderla, Ray!» (Peter Venkman)

E senza dubbio la comicità era la chiave per affrontare la tematica del paranormale in maniera diversa, e incredibilmente incisiva. Per farlo si è scelto un regista che di commedie se ne intendeva, Ivan Reitman, in quegli anni sulla cresta dell’onda, e poi, va detto, in fase calante fino al tracollo. Scelta azzeccata, comunque, che ha portato ritmo e qualità in una sceneggiatura impeccabile, e in questo è stato senza dubbio aiutato dai suoi interpreti, tutti provenienti dalla trasmissione televisiva Saturday Night Live, che fanno dell’ilarità il marchio di fabbrica della pellicola. Esordienti, ma non troppo: Harold Ramis (Egon) aveva già alle spalle una collaborazione da attore e sceneggiatore con Reitman, per Stripes-Un plotone di svitati– cui partecipò anche Bill Murray (Peter), la cui carriera esplose proprio dopo Ghostbusters – e da regista per Palla da golf, che vedeva Murray recitare per lui. Di fatto, però, allora la stella, e per questo vittima lungo tutto l’arco della pellicola, era Dan Aykroyd (Ray), che già all’epoca aveva recitato per Steven Spielberg (1941-Allarme a Hollywood; Indiana Jones e il tempio maledetto), ma soprattutto per John Landis, dove resta indimenticabile spalla di John Belushi in The Blues Brothers, ma anche nel film che ci accompagna ogni vigilia di Natale: Una poltrona per due. A questo meraviglioso trio, si aggiungeva la co-protagonista, Sigourney Weaver, famosa soprattutto per il ruolo di Ripley in Alien, e che in questo caso si trova essere Dana Barrett, l’amore di Venkman ma anche, suo malgrado, veicolo del demone che vuole conquistare il mondo, Gozer il gozeriano. E nel cast non si può non menzionare Slimer, il fantasma verde che dopo i primi momenti di divergenze, diventerà addirittura amico e mascotte del gruppo.

«Who ya gonna call?»

Una citazione conosciuta anche da chi non è appassionato di Ghostbusters, questa era la tagline della locandina, ma anche la frase principale delLocandina-Ghostbusters-2 tema musicale, composto da Elmer Bernstein e presto divenuto successo planetario assoluto, che senza dubbio ha contribuito ad impreziosire ulteriormente la pellicola di Reitman con una colonna sonora sopra le righe, e di altissima qualità. E lo stesso si può dire della fotografia, curata da László Kovács, che in passato aveva anche collaborato con Dennis Hopper per Easy Rider. Inoltre, anche l’aspetto grafico non è da sottovalutare, dato che il logo Ghostbusters, ovvero il fantasma imprigionato nel simbolo del divieto, sarà una delle primarie fonti di rendita per il merchandising, al punto che la perla per la locandina del sequel, datato 1989 con lo stesso Reitman alla regia, era lo stesso fantasma che però indicava un 2 con la mano. Semplice, ma dall’effetto immediato e folgorante.

«Ray, quando qualcuno ti chiede se sei un dio tu gli devi dire SÌ!» (Winston Zeddemore)

Non si può quindi dire che le basi per un gran film mancassero, dato che Reitman era circondato da un cast e da un gruppo di livello stellare, e infatti il successo fu clamoroso, al punto che, a distanza di 5 anni, sul grande schermo è uscito Ghostbusters II, seguito da una lunga serie di oggetti da collezione, serie animate, videogiochi per diverse console, fino ad arrivare al set lego celebrativo per il 30° anniversario che sarà tra poco in commercio, dove saranno presenti i 4 acchiappafantasmi e la caserma dei pompieri che avevano trasformato nel loro quartier generale. Ma la cura dei dettagli certamente è stata fondamentale: si pensi solo che nel trailer del film appariva una scena del film in cui veniva presentato il numero di telefono da chiamare, ma se nella pellicola il numero è chiaramente fasullo, quello del trailer non lo era, e chiamandolo le voci di Dan Aykroyd e Bill Murray rispondevano dicendo: «Ciao! Siamo a caccia di fantasmi ora». La genialità dell’operazione è innegabile. Per tanto, non è un caso che, secondo un sondaggio dell’American Film Institute, il film occupi la posizione 28 tra le 100 commedie americane più belle di sempre.

Ray: «Forse è meglio separarci».
Egon: «Buona idea».
Peter: «Sì, così possiamo fare più danno».

E di fatto i tre, divenuti 4 poi con l’ingresso di Ernie Hudsone nel ruolo di Winstone, dopo i due film sugli acchiappafantasmi avevano lasciato i fan con l’acquolina in bocca per un terzo film che completasse l’ipotetica trilogia. Mai arrivato, anche se negli ultimi anni se ne parlava sempre più insistentemente, ma le voci che circolano descrivono un Bill Murray restio all’idea e che in assoluto voleva opporsi a qualsiasi progetto di Ghostbusters III. È vero, da un lato c’era il rischio di un flop clamoroso, sia per le nuove generazioni che non sentono alcun legame con i 4, sia perché l’operazione era molto rischiosa proprio per la grandezza dei primi due capitoli, ma è innegabile che sarebbe stata senza dubbio un’esperienza affascinante. Quello che, purtroppo, ora è certo è che,anche se le voci su un sequel proseguono, il dottor Spengler non sarà presente. Ed è giusto ricordarlo con una delle sue citazioni più grandi:

Egon: «Mai incrociare i flussi!»
Peter: «Perché?»
Egon
: «Sarebbe male».

Locandina-Ghostbusters-3

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più vai alla sezione Privacy e sicurezza.