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Tetsuya Nakashima  

Confessions-cover-locandina"And if I'm gonna talk

I just want to talk

Please don't interrupt

Just sit back and listen"

Radiohead - Last Flowers

 

Un' insegnante parla alla sua classe, tono pacato ma deciso, nonostante l' indifferenza generale. L'attenzione non è importante al momento perché quella arriverà, insieme alle sue parole, in un modo o nell'altro: lei é Yuko Moriguchi (la bravissima Takako Matsu) e quello sarà il suo ultimo giorno di insegnamento. Ma non se ne andrà senza aver messo i colpevoli della morte di sua figlia di fronte alla loro responsabilità, colpevoli che sono li in quella classe inconsapevoli del fatto che lei ha già messo in moto la sua atroce vendetta.

Si apre così Confessions di Tetsuya Nakashima, con una lunga sequenza che costituisce il principale raccordo narrativo del film ma anche quello tematico. Come in Kamikaze Girls e Memories of Matsuko quello che si percepisce dai protagonisti è un profondo senso di inadeguatezza verso una società che nasconde le sue falle dietro un muro di regole etiche e morali fini a se stesse. Ma dove nei film precedenti questo veniva filtrato anche da uno stile visivo particolarmente colorato, qui tutto ci arriva in maniera diretta attraverso una fotografia fredda che restituisce atmosfere plumbee e soffocanti.

Nakashima, adattando per lo schermo il romanzo di Kanae Minato, non si limita a rimanere nel sottotesto ma punta il dito in un atto d' accusa che non lascia spazio ad equivoci nel mostrare le fratture nel sistema-scuola, nel sistema-famiglia, nel sistema-giustizia, esponendole come ferite infette stuzzicate da un torturatore impietoso. Gli adolescenti di Confessions sono il risultato scientificamente esatto dell' abisso creatosi tra adulti e giovani, tra insegnati e studenti, tra genitori e figli, tra legge e giustizia, che ha trasformato la società civile in una giungla dove vige la legge del più forte, dove i deboli soccombono ai predatori e agli sciacalli. Le cause non diventano automaticamente una giustificazione però, anzi, non sembra ci sia volontà nel film di Nakashima di giustificare chicchessia (perfino la protagonista) ma di fare un ritratto freddo e pessimista di una realtà che non concede la catarsi a nessuno, né il benché minimo sollievo allo spettatore.

Pochi cineasti giapponesi hanno avuto il coraggio di affrontare, o mostrare, senza i patinati stereotipi del cinema commerciale, questa realtà e Nakashima conferma i meriti con i quali si è ritagliato il posto che gli spetta tra i migliori di loro, firmando con Confessions il suo personalissimo capolavoro.

 

Voto: 3,5/4


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