Ponyo-sulla-scogliera-27Hayao Miyazaki. Basta pronunciare il nome per capire in quale mondo stiamo per catapultarci, con il solo dubbio dell’effettiva dimensione in cui l’animatore e regista giapponese ha deciso di ambientare la sua prossima avventura. Con La città incantata (premio Oscar) e Il castello errante di Howl ha ottenuto i riconoscimenti che da tempo gli spettavano, prima di misurarsi con una storia più leggera, Ponyo.

Brunilde è una piccola bambina pesce che fugge dalla bolla enorme dove suo padre sembra tenerla prigioniera assieme alle sue sorelle. Sasuke, un bambino di 5 anni, la trova alla riva della scogliera su cui sorge la sua casa, e tra i due nasce subito una spontanea attrazione: il bimbo decide di tenerla e di chiamarla Ponyo. Ma il padre della piccola non è affatto d’accordo con quanto sta accadendo.

 

È incredibile come Miyazaki ogni volta di più riesca a stupire e ad affascinare. Ad un primo sguardo verrebbe da catalogare Ponyo sulla scogliera tra le favole per bambini, ma se lo si guarda bene, è molto di più. Certo, siamo lontani dallo spessore e dalla profondità dei due capolavori precedenti, ma ciò non significa che siamo al cospetto di un film minore. Nelle prime battute verrebbe da pensare a La Sirenetta, con questa bimba pesce che vuole diventare umana e un padre che vuole impedirglielo a tutti i costi. Ma le somiglianze tra Ponyo sulla scogliera e il classico Disney finiscono qui, infatti il repertorio immaginifico di Miyazaki è talmente vasto da non avere eguali, e lo si intuisce sin dalle sequenze introduttive, con un fondale marino in cui è facile perdersi. Di fatto è sempre stato così, i film di Miyazaki trasportano in una dimensione altra, come se il tempo potesse fermarsi e si fosse avvolti da una sensazione di estrema tranquillità e nulla potesse scalfire lo spettatore, protetto dalla magia dell’anime. Inoltre in questo caso resta la violenza della sincerità puerile, in contrasto con un mondo adulto che a tratti pare incapace di comprendere a pieno l’infanzia e la sua favola, anche se, d’altro canto, Miyazaki spinto meno sul classico tema della dicotomia natura/tecnologia, spingendo più sulla fiaba dal lieto fine più classico. Anche se alcune scelte ed eventi naturali, più velati e conb una critica meno dura rispetto al passato, facciano comunque riflettere su come l’uomo pensi a sé stesso e non alle conseguenze delle sue azioni sull’ambiente circostante. Ponyo sulla scogliera resta comunque un gran film, appassionante e scorrevole, capace di rapire i grandi e i piccoli e di trasportarli in un mondo etereo, in cui perdersi e lasciarsi cullare dalla matita di uno dei più grandi animatori della storia del cinema.

 

Voto: 3/4

 

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