cittaDi fronte ad un film di Hayao Miyazaki è sempre difficile districarsi, dare un’opinione e confrontarlo con i precedenti, cercando di capire quale sia il migliore. L’elevata qualità della sua Opera rende infatti complesso qualsiasi tipo di classificazione gerarchica, e questo è senza dubbio un bene, anche se, è da dire, quando ci si imbatte in un capolavoro come La Città Incantata si sente la differenza. Minima, ma decisiva.

La piccola Chihiro è in viaggio con i suoi genitori verso la sua nuova casa. Durante il tragitto, il padre sbaglia strada e si imbatte in un portone che crede appartenere ad un parco divertimenti abbandonato: i tre si inoltrano e si trovano in una città deserta piena di ristoranti, dove i genitori di Chihiro cominciano ad abbuffarsi, diventando presto maiali. Spaventata, la piccola cerca aiuto e trova Haku, un misterioso ragazzo che le rivela la verità sulla città degli spiriti e sulla potente maga Yubaba.

 

Ispirato al romanzo di Kashiwaba Sachiko, Il meraviglioso paese oltre la nebbia – con cui condivide davvero pochissimo – La Città Incantata è senza dubbio l’opera più complessa e meglio realizzata proveniente dal genio di Hayao Miyazaki. A differenza delle fiabe cui ci aveva abituato, quest’opera è decisamente più articolata ed elaborata, attingendo anche a simbologie già utilizzate in passato – gli omini di fuliggine identici ai nerini del buio di Totoro – e a un apparato metaforico e culturale prettamente nipponico e di difficile comprensione occidentale. I draghi, le maschere, le stesse terme e le divinità marine sono tutti aspetti che solo superficialmente possono meravigliare ma che nascondono dietro di essi universi ancor più importanti e meritevoli d’attenzione. Chihiro, inoltre, è la consueta eroina del cinema di Miyazaki, alla ricerca di se stessa e che solo con il coraggio e la sua forza di volontà riuscirà a combattere le avversità e le paure che si imporranno di fronte a lei nella città degli spiriti, di cui la maga Yubaba è padrona e despota. Con La Città Incantata Miyazaki incanta e colpisce duramente, con una critica (consueta, ma molto più cruda, anche esteticamente) al mondo adulto arrivista ed esoso, avido ed egoista, in contrapposizione alla purezza di un’infanzia quanto mai salvifica. È come se a tutto lo splendore e l’incanto delle immagini, anche in questo caso perfette e avvolgenti nella loro atmosfera da fiaba, Miyazaki avesse aggiunto anche uno spessore tematico mai toccato in precedenza, che fa di questo film il suo capolavoro assoluto. E inarrivabile.

 

Voto: 3,5/4

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