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Hayao Miyazaki  

lupinSe esiste una serie animata conosciuta in tutto il mondo da diverse generazioni è Lupin III. Nel corso degli anni, infatti, il personaggio manga ideato da Monkey Punch ha avuto un successo strepitoso, tanto che sono state create svariate serie tv per raccontarne le avventure. Hayao Miyazaki, che assieme a Osumi e Takahata ha reso possibile la serie del 1971, decide di portare il ladro gentiluomo sul grande schermo in Lupin III – Il castello di Cagliostro.

Lupin e Jigen sono alla ricerca dei falsari della dinastia del Caprone, che da sempre risiedono nel piccolo paesino di Cagliostro. Durante una scorribanda in macchina, i due si imbattono nella principessa Clarisse, promessa sposa al conte di Cagliostro, il quale è alla disperata ricerca del tesoro segreto della sua famiglia. Al conte, però, è indispensabile l’anello che Clarisse ha lasciato a Lupin.

 

 

Se si ama Lupin, è impossibile non amare questo film. Il ritmo forsennato che accompagna le splendide tavole di Miyazaki sin dalle prime sequenze è il giusto accompagnamento ad una trama intrigante e coinvolgente, capace di mescolare azione e comicità come pochi altri hanno saputo fare. L’aspetto tecnico, superfluo quasi dirlo, è impeccabile, e regala immagini che resteranno indelebili nella mente degli spettatori. Lupin, accompagnato dal fedele Jigen e, successivamente, anche da Goemon, è logicamente il fulcro della storia, con tutto il suo carico di cialtroneria, goffaggine e ilarità, unite ad una classe innata che gli permette di uscire sempre impunito anche dalle situazioni più scabrose. E poi, ovviamente, non potevano mancare l’ispettore Zenigata e la sua squadra sempre alle prese con l’utopia della cattura di Lupin, oltre a Fujiko, la femme fatale per cui il ladro perde la testa e ogni tipo di raziocinio. Guardando l’opera di Miyazaki appare come un film che esula dalla sua poetica, fondato più sulla velocità e su un ritmo d’azione rapido e atto al divertissement più che alla riflessione o al messaggio morale, anche se la componente nostalgico-malinconica non manca mai. Non dà un attimo di tregua, a partire dagli assurdi inseguimenti iniziali sulla mitica 500 gialla, passando per le segrete del castello e per una storia che solo Lupin conosce e che a noi, e agli altri personaggi, viene svelata solo con il procedere della narrazione. Il castello di Cagliostro è l’apoteosi in cui si concentra tutto l’essere di Lupin: il ladro rubacuori, gentile e furbo, che spesso si trova nei guai ma che trova un modo per uscirne, facendo ridere ma mai scadendo nel banale. Non si addice a Lupin, non si addice a Miyazaki. Entrambi infatti stanno lassù, nell’olimpo degli intoccabili. Era destino che si dovessero incontrare.

 

Voto: 3/4

 

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