Locandina-Ip-Man-2Anche volendo escludere l' importanza storica e sociale di una figura come il Maestro Ip, il successo commerciale del film a lui dedicato, Ip Man, è da ricercarsi soprattutto nella formula studiata in fase di produzione: un budget consistente, un ottimo cast tecnico e artistico ed un' attenzione particolare al lato puramente spettacolare del progetto, quello che riguarda le arti marziali. Con una base così, ma soprattutto con una storyline concentrata unicamente negli anni dell' invasione giapponese, non era difficile aspettarsi un seguito che arriva puntualmente con l'aggiunta di un "2" al titolo originale e si concentra nel primo periodo in cui il Maestro si trasferì ad Hong Kong con la famiglia, per sfamare la quale inizia ad insegnare il Wing Chun entrando però in contrasto con i maestri delle altre scuole di kung fu e con i colonizzatori inglesi. "Squadra che vince non si cambia" ed ecco quindi Wilson Yip ancora saldamente al timone della regia, Donnie Yen nei panni di Ip Man e Sammo Hung, che nel precedente capitolo si era occupato esclusivamente dell' aspetto coreografico, questa volta interpreta anche il Maestro Hong, amico/rivale di Ip.

 

 

L' incontro tra due pilastri del cinema d' arti marziali di Hong Kong ha fatto, fin dal trailer, da traino al film ma ha anche dato vita ad una delle sequenze di combattimento più belle ed esaltanti degli ultimi anni diventando, nonostante si violino una o due leggi della fisica, l' immagine stessa di questo seguito. Lo stesso non si può dire di quelle che vedono i due maestri confrontarsi con un campione di box inglese, per il semplice motivo che, tale confronto, mette in luce gli stessi limiti del film precedete forse in maniera anche più evidente. Edmond Wong, parte di quel team vincente di cui si parlava prima, scrive la sceneggiatura anche di questo seguito e con il minino sforzo possibile ricalca, con le dovute ed ovvie differenze, lo schema narrativo del precedente dove al posto degli invasori giapponesi troviamo gli inglesi. Lo scontro fisico tra kung fu e pugilato si configura quindi, ancora una volta, come uno scontro culturale, oriente contro occidente, anche se il ritratto che si fa dei sudditi di Sua Maestà risulta essere esageratamente macchiettistico. Non è un caso infatti che il film sia stato definito ironicamente un remake di Rocky IV, dove al posto degli spettri della Guerra Fredda troviamo il colonialismo, e anche se Ip Man 2 non raggiunge le vette kitsch del film di Stallone tanta superficialità e leggerezza fanno pensare ad un progetto quasi anacronistico. Ciò non di meno parliamo comunque di un gran film di arti marziali, minato da una scrittura che mira a compiacere (fin troppo) il pubblico cinese ma che non gli impedisce di riconfermare gli ottimi risultati di botteghino piazzandosi però diversi passi indietro rispetto ad Ip Man.

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Voto: 2/4

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