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Goro Miyazaki  

 

i racconti di terramare1Difficile anche solo immaginare le responsabilità che gravano sopra i così detti "figli d'arte", soprattutto quando si trovano sottoposti ad un giudizio di pubblico e critica sempre in bilico tra una pregiudizievole diffidenza e ingannatrici aspettative. E tutto questo diventa ancora più problematico se sei il figlio di una leggenda vivente come Hayao Miyazaki. Così, nonostante fosse da tempo impegnato in settori diversi da quelli strettamente artistici dello Studio Ghibli, Goro Miyazaki si presenta da esordiente al Festival di Venezia del 2006 con il suo primo lungometraggio, I Racconti di Terramare, ricevendo un' accoglienza generalmente piuttosto fredda e, a distanza di anni, ancora difficilmente giustificabile. E' come se Goro si fosse trovato a pagare per intero il prezzo di non aver saputo dimostrare, alla sua prima prova da regista, non soltanto di poter raccogliere l' eredità del genitore (tra l' altro ancora in vita ed in attività) ma di non essergli assolutamente all' altezza. Eppure, per quanto sia distante dai film di Hayao, I Racconti di Terramare si inserisce facilmente nella filmografia Ghibli, diventata ricca e varia anche grazie ai tanti contributi artistici dati dagli autori che militano da anni nel famoso Studio giapponese. Non si capisce perchè, quindi, anche Goro non possa essere tranquillamente annoverato tra questi solo per il cognome che porta.

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Il suo film, ambientato in un mondo in cui uomini e draghi vivono divisi tenendo così il mondo in equilibrio, è tratto dai romanzi di Ursula Le Guin fonte d' ispirazione del cinema di Hayao. Ma dove quest' ultimo ha saputo prendere elementi letterari rielaborandoli e arricchendoli con quelli che sarebbero diventati tratti distintivi della sua poetica (Nausicaa è l' esempio più calzante in questo caso), Goro si limita ad una trasposizione dei romanzi fedele ma poco personale. Se questo può essere identificato come un difetto, non lo è certo l' inserimento di tematiche ricorrenti (il mondo minacciato dall' egoismo dell'uomo, la speranza riposta nelle generazioni più giovani ecc.), alcuni elementi quasi inediti (come il protagonista, tormentato dai sensi di colpa e demoni interiori, o un villain tra i più inquietanti presenti nella filmografia dello Studio giapponese) ed uno stile grafico che si alterna tra il ricco e l' essenziale. Tenendo ben presenti questi pregi siamo comunque ben lontani dallo standard qualitativo al quale la Ghibli ci ha abituato forse perchè, nel voler rimanere all' interno del genere fantasy in senso stretto, Goro si lascia sopraffare da una sceneggiatura piena di spunti, non solo di riflessione ma anche semplicemente narrativi, molti dei quali vengono lasciati troppo superficialmente in sospeso. Qualcuno potrebbe anche dire, forse malignamente, che a I Racconti di Terramare manchi il cuore, ma sarebbe un attacco troppo gratuito sferrato ad un regista al quale è necessario dare una seconda possibilità.

 

Voto: 2,5/4

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