Oldboy-locandina“Sebbene io sappia di essere peggio di una bestia, non crede che abbia anch'io il diritto di vivere?”

Prima di Oldboy il cinema coreano nel nostro Paese era conosciuto quasi esclusivamente per il talento immenso di Kim Ki-duk e qualche film horror arrivato nelle nostre sale sulla scia del successo del J-Horror giapponese. Il nome stesso di Park Chan-wook era noto unicamente da quella ristretta comunità cinefila che, in barba alla miope distribuzione italiana, trovava nell' estremo oriente veri e propri tesori.

Dopo essere stato portato sul palmo di una mano da Quentin Tarantino a Cannes, Oldboy raggiunge finalmente le sale italiane facendo conoscere al pubblico più ricettivo uno dei registi più significativi degli ultimi dieci/quindici anni e la sua solidissima trilogia tematica: anticipato da Symapthy for Mr. Vengeance (uscito da noi direttamente in home video con il titolo Mr. Vendetta) Oldboy è il secondo capitolo di quella che è stata definita la "trilogia della vendetta".


Per il regista Park Chan-wook infatti, la vendetta rappresentava un sentimento tanto peculiare che decise di affrontarne la disamina in tre differenti pellicole sotto tre diversi punti di vista. Se in Sympathy for Mr. Vengeance era la rivalsa nei confronti di una avvilente e umiliante disparità sociale a dare il via ad un concatenarsi di violenza che non lasciava scampo a nessuno, in Oldboy la vendetta è come una mano tesa alla quale ci si aggrappa per non precipitare nel vuoto spinti unicamente dalla forza della disperazione, esaurita la quale ci si abbandona all'abbraccio dell' abisso.

Un'immagine che, forse non a caso, il film propone fin dall'apertura e che in maniera precisa descrive ciò che sorregge e spinge il protagonista Oh Dae-su nella sua instancabile ricerca della persona che per quindici anni l' ha tenuto rinchiuso in una stanza con una televisione come unica finestra sul mondo. Provato dalla prigionia ma rinato a nuova vita una volta liberato (è lui, in fondo, l' "oldboy" del titolo) Oh Dae-su si renderà presto conto di trovarsi nel cerchio più stretto e profondo di una spirale di violenza, dolore e solitudine dalla quale forse è impossibile uscire indenni.

Lontanissimo dal concetto più occidentale del classico revenge movie, Oldboy affronta il tema in maniera decisamente singolare e, seppur inserito in un discorso più ampio che si chiuderà solo con il film successivo Sympathy for Lady Vengeance, risulta perfettamente godibile anche singolarmente, merito di una sceneggiatura compiuta che si "schiude" minuto dopo minuto assestando dei colpi precisi e mirati allo stomaco dello spettatore.

Visivamente straordinario e stilisticamente ricercato (risulta scontato, ma non si può non citare il lungo combattimento nel corridoio) rimane, forse insieme a titoli come Memories of Murder, The Host o A Bittersweet Life, tra le vette più alte del cinema coreano di inizio millennio a cui va stretta la definizione "commerciale" e che ha reso famosi ed indimenticabili alcuni volti come quello del protagonista assoluto del film, Choi Min-sik.

 

Voto: 3,5/4

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