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Robert Rodriguez   Joseph Gordon-Levitt   Bruce Willis   Josh Brolin   Mickey Rourke   Rosario Dawson   Sin City   Frank Miller   Eva Green   Jessica Alba  

Sin City - Una donna per cui uccidere 3D Character Poster USA 01 midNove anni dopo Sin City, tornano sul grande schermo i personaggi di Frank Miller, che dirige ancora insieme a Robert Rodriguez il secondo capitolo tratto dalle sue graphic novel: Sin City – Una donna per cui uccidere. Tre storie: Dwight McCarthy (in precedenza interpretato da Clive Owen, ora da Josh Brolin) si ritrova in balia dell’ex-fidanzata Ava (un’Eva Green più fatale che mai) che lo inganna e manovra per i suoi loschi piani. A tirarlo fuori dai guai ci pensa il granitico e indistruttibile Marv (Mickey Rourke), redivivo dalla prima parte; Il giovane Johnny (Joseph Gordon-Levitt) sfida a poker il malvagio senatore Roark (Powers Boothe), padre di “Quel bastardo giallo” ucciso nel primo capitolo da John Hartigan (Bruce Willis); Nancy (Jessica Alba), intanto,  continua a sognare di vendicare la morte del suo amato Hartigan.

Tre episodi troppo indipendenti gli uni dagli altri, incapaci di trovare il giusto equilibrio e di restituire il mordente del primo, ben più riuscito, episodio. Tutti gli elementi di novità presenti nel capitolo precedente qui perdono vigore e lustro e anche le vicende narrate annoiano, in mancanza di personaggi graffianti: gli attori si limitano a dare vita a semplici macchiette, a partire da un fantasmatico Bruce Willis e da un Joseph Gordon- Levitt poco intenso. Solo Mickey Rourke sembra divertirsi, mentre gli altri si tengono stancamente a galla e, fatto salvo qualche sensuale balletto di Jessica Alba, non si imprimono nell’immaginario. I tocchi di colore che illuminano il crepuscolare bianco e nero sembrano messi a caso, l’intenzione di schematizzare ancora di più gli sfondi per evocare maggiormente la sensazione di sfogliare un fumetto con gli occhi dopo un po’ stanca. Persino Rosario Dawson (sempre in splendida forma) e le sue ragazze poco aggiungono a un’opera che, al di là del parco donne sempre fiorente, non offre granché allo sguardo dello spettatore presto destinato ad annoiarsi. Un 3D fine a se stesso e una brusca conclusione senza alcun significato completano l’opera. L’impressione finale, di fronte a Sin City – Una donna per cui uccidere, è quella di un’operazione vuota, studiata a tavolino per il divertimento degli autori e poco altro. Da dimenticare.

Voto: 1,5/4

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