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Una delle opere più difficile ma al tempo stesso affascinanti e ipnotiche del concorso di questa edizione della Berlinale, All the Dead Ones è un film ricercato e curatissimo che prova a fare ordine nel disordine della società contemporanea brasiliana. Moltissimi i riferimenti al presente e, soprattutto, al razzismo dilagante, nonostante la pellicola sia ambientata alla fine dell’Ottocento. Caetano Gotardo e Marco Dutra raccontano una sorta di epopea familiare mettendo in relazione (e a confronto) l’imminente crisi economica di una famiglia proprietaria terriera con la nascente rivalsa della famiglia di schiavi, ora finalmente liberi, che lavorava per loro.

Il film è stratificato e molto eterogeneo, c’è spazio per tutto (forse anche troppo): dalla religione al maschilismo, passando per razzismo, schiavitù, divario generazionale e senso di colpa. All the Dead Ones è una sorta di radiografia storica, dal dettaglio di una singola famiglia si prova a restituire il disagio di un’intera nazione. Tuttavia l’aspetto ancor più interessante è proprio quello all’ambito metafisico. Si parla di morte, di rinascita, di al di là. Dal passato tenebroso e oscuro è necessario staccarsi per poter tornare alla vita. Il confronto, ovviamente, è con il presente più contemporaneo, esplicitamente mostrato in un finale troppo didascalico dato che, per tutta la durata del film, il paragone risultava già abbondantemente chiaro con l’utilizzo di elementi più nascosti ma, proprio per questa ragione, idonei allo scopo.

Caetano Gotardo e Marco Dutra si inseriscono così nel panorama cinematografico odierno dove, spesso e volentieri, capita di fare i conti con pellicole basate sul metafisico come metafora dei tempi che non cambiano. Gli esempi dei recenti Atlantique (di Mati Diop), Zombi Child (di Bertrand Bonello) o Ghost Town Anthology (di Denis Coté) parlano chiaro e All the Dead Ones, anche se leggermente meno maturo e riuscito, si incanala perfettamente nell’insieme. Certo, si tratta di una visione ostica e piuttosto destabilizzante, che si avvale di un ritmo estremamente pedante che difficilmente potrà instaurare un rapporto di empatia con il pubblico. Tuttavia i coraggiosi che riusciranno ad arrivare sino in fondo alla proiezione non ne rimarranno di certo delusi.

Voto: 2,5/4

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