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Gustave Kerven   Don Cheadle   Michael Moore   Berlinale 64  

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WHERE TO INVADE NEXT di Michael Moore (Berlinale Special Gala)

Tornato dietro la macchina da presa a sei anni di distanza dall'ultimo Capitalism: A Love Story (2009), Michael Moore prova a dirigere un nuovo documentario dissacrante e politicamente scorretto con il suo solito stile irriverente e satirico. Ciò che in prima battuta sorprende in questo lavoro è sicuramente il tema meno scottante e politicamente necessario rispetto agli altri.

Non si parla di sanità, non si parla di elezioni politiche, di capitalismo o di armi vendute irrazionalmente. Ciò che preme il documentarista è un "semplice" e spietato confronto tra alcune delle caratteristiche migliori scovate in varie nazioni sparse in giro per il mondo e completamente assenti invece sul suolo americano, sul suolo di quello che a più riprese viene definito come il miglior Paese del globo. Moore si spoglia dunque dalle vesti di scopritore di verità scottanti e nascoste per adottare un punto di vista più ingenuo e spontaneo sicuramente idoneo a essere trattato con il soggettivismo e la goliardia che da sempre contraddistinguono il suo cinema. Proprio questa è la qualità maggiore dell'opera che, risultando sicuramente meno affascinante o necessaria di altre, si avvale comunque di un'onestà intellettuale spesso assente nei titoli precedenti firmati dall'autore.

Alcuni spettatori potrebbero sentirsi offesi per l'occhio di parte e spietato con cui il film valuta alcune realtà nascondendo quanto marcio vi sia dietro un'unica qualità positiva, ma è il regista stesso che sin dalle prime battute chiede al suo pubblico di stare al gioco evitando tanto rumore per nulla.

Voto: 2,5/4

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MILES AHEAD di Don Cheadle (Berlinale Special Gala)

Esordio alla regia per l'attore Don Cheadle che decide di avventurarsi in una sfida sicuramente non semplice per iniziare la sua carriera da regista. Miles Ahead ha come scopo quello di raccontare la vita del celeberrimo musicista Miles Davis e per farlo riesce a intuire una chiave stilistica stimolante e indovinata. La macchina da presa di Cheadle infatti si muove a strettissimo contatto coi volti dei personaggi, improvvisando movimenti secchi e repentini e accentuando una schizofrenia davvero feroce grazie al montaggio incalzante e a tratti frastornate.

Il film prova dunque a restituire in immagini ciò che la musica jazz, di cui Davis fu uno dei massimi maestri (anche se non gli piaceva in alcun modo etichettarla come tale), restituisce in note e melodie. Se dunque la cornice è sicuramente calzante, ciò che manca inesorabilmente al film in questione è una struttura narrativa solida e degna di nota. Concentrandosi infatti su una parentesi davvero esigua della vita del musicista, Cheadle sembra essere più attento a restituire il carattere non proprio amichevole del suo personaggio dimenticandosi di contestualizzare il tutto all'interno di una carriera prima e di un movimento musicale poi. Altra nota stonata (in tutti i sensi) è l'interpretazione di Ewan McGregor, completamente disorientato e fuori parte. Peccato, perché le basi per firmare un film nuovo e di pregevole fattura c'erano tutte.

Voto: 2/4

 
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SAINT AMOUR di Benoit Delepine e Gustave Kerven (Fuori Concorso)

Presentato fuori concorso nell'ultimo giorno di manifestazione, Saint Amour è una commedia agrodolce divertente e degna di attenzione. La coppia di autori in cabina di regia confeziona alla meglio un progetto scoppiettante sin dalle premesse basandosi poi sulla straordinaria forza recitativa dei due interpreti protagonisti (Gérard Depardieu e Benoît Poelvoorde).

Saint Amour racconta la storia di due buffi uomini, padre e figlio, che lungo un appassionante tour di degustazione dei migliori vini francesi, riusciranno a ritrovare un rapporto umano quasi del tutto perduto durante gli anni. Sono molte le sequenze comiche riuscite e significative, ma ciò che sorprende ancor di più sono i chiari riferimenti malinconici trattati con mano leggera ma incisiva, schivando l'uso della retorica e dei buoni sentimenti. Anche se non privo di difetti (in primis, il finale un po' troppo sbrigativo e più banale rispetto a quanto visto durante i minuti precedenti), l'opera rimane gradevole e godibile. 

Voto: 2,5

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