Fuocoammare

Dopo aver trionfato a Venezia con Sacro GRA (2013), Gianfranco Rosi torna alla regia di un nuovo documentario, questa volta totalmente ambientato sulla nostrana isola di Lampedusa per provare a sviscerare la drammatica questione legata ai migranti che tanto affligge il mondo ultimamente.

In realtà, Fuocoammare è un film ben più stratificato e complesso di un semplice reportage girato sulle coste insulari che quotidianamente accolgono migliaia di profughi africani. Si tratta infatti di un lavoro mirato non tanto a ripercorrere il viaggio dei naufraghi, quanto piuttosto ad analizzare con occhio insolito e attento la risposta e la risonanza che una tale piaga ha nella vita di tutti noi.

Scegliendo di seguire la vita umile di un ragazzo di dodici anni che come tutti i suoi coetanei fatica a studiare e improvvisa passatempi al di fuori delle mura di casa, Rosi realizza una metafora cruda ed efficace di un'infanzia perduta che non appartiene ai migranti ma solo a coloro che hanno la fortuna di poter guardare senza farsi toccare dalla vicenda. Samuele (questo il nome del ragazzo) non recepisce nulla di ciò che lo circonda (a torto o a ragione, molto stimolante anche questo passaggio) esattamente come gli occhi del mondo stanno dimostrando di fare.

Girato con la consueta formalità che ormai è marchio di fabbrica del cinema del regista italiano, Fuocoammare si avvale sicuramente di sequenze necessarie e mai ricattatorie anche se la critica sociale mossa dall'autore avrebbe potuto (e forse dovuto) essere mossa con un po' più di convinzione e coraggio.

 

Voto: 2,5/4

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