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Charlotte Gainsbourg   James Franco   Wim Wenders   Berlinale 2015   Berlinale 65   Alexey German  

everything-will-be-fineEVERY THING WILL BE FINE di Wim Wenders (fuori concorso)

Dopo aver realizzato lo splendido documentario Il sale della Terra presentato allo scorso Festival di Cannes, Wim Wenders torna protagonista anche alla Berlinale dove a breve riceverà l’orso d’oro alla carriera. Il Festival ha deciso di rendergli omaggio presentando la sua ultima fatica di finzione nella sezione fuori concorso (oltre che una retrospettiva con i migliori titoli del regista). Si tratta di Every Thing Will Be Fine, lungometraggio girato con l’impiego del 3d e con protagonisti James Franco, Charlotte Gainsbourg e Rachel McAdams.

Sin dalle prime inquadratura è chiaro che la firma e lo stile del tedesco non saranno presenti in questo lavoro. Il film si apre con un’atmosfera quasi magica e fiabesca per poi condurre lo spettatore in un dramma notevole. Superato il prologo però vi è solo il nulla. Every Thing Will Be Fine infatti è un lavoro sbagliato sotto diversi punti di vista, a cominciare da una struttura narrativa veramente esile e per nulla convincente, ricca di passaggi insignificanti e priva di un chiaro obiettivo. La trama cerca di intrecciare le vite dei suoi personaggi lungo un grande lasso temporale, ma le scelte adottate a questo scopo sono scontate e poco credibili. Come se non bastasse è propria la regia del tedesco un altro fattore debole. Capace di studiare in maniera intelligente le inquadrature per ricercare una profondità di campo e godere appieno della terza dimensione, il regista sembra però assente nella direzione dei suoi attori (davvero svogliati e fuori ruolo), nel dosare la colonna sonora (presente in maniera prepotente ad ogni inquadratura), nell’utilizzare le dissolvenze a nero senza apparenti validi motivi e soprattutto nel chiudere il tutto con un’inquadratura ricattatoria, falsa e decisamente inutile, capace di fare spazientire persino chi sino a quel momento aveva caparbiamente resistito a non interrompere la visione. In conclusione, Every Thing Will Be Fine è un film vuoto, insicuro, irreale, estremamente prolisso (soprattutto in nella seconda parte in cui il finale tarda ad arrivare) e decisamente non all’altezza di un maestro quale Wenders. Speriamo solo che il titolo della pellicola sia di buon auspicio per il futuro prossimo del cineasta, perché chiudere la carriera con un lavoro simile non gli renderebbe gloria.

Voto: 1/4

UNDER ELECTRIC CLOUDS di Alexey German Jr. (concorso)UNDER-ELECTRIC-CLOUDS

Under Electric Clouds, presentato quest’oggi in concorso alla Berlinale, è il film più autoriale passato in rassegna sinora alla kermesse tedesca. Questo fatto implica una notevole difficoltà di giudizio, che meriterebbe più tempo per essere maturata a dovere e, soprattutto, una seconda visione. Sin da subito però è chiaro che l’opera firmata dal regista russo è una pellicola ambiziosa, lirica, solida, umana e circondata dal primo all’ultimo minuto da un pessimismo lacerante. Articolato in sette episodi ambientati in un’ipotetica (ma forse non troppo) Russia del 2017, il film segue spaccati di esistenza di diversi personaggi accomunati da un senso di inadeguatezza nei confronti di un alto e spettacolare edificio a rischio di smantellamento. Ricreando un paesaggio livido e desertico, Alexey German lascia muovere i suoi protagonisti all’interno di uno spazio disorientante, omologato e senza punti di riferimento che rispecchia esattamente le loro vite. La componente umana e la solidarietà saranno le carte che (forse) daranno loro accesso ad una via di fuga, lontana dalla freddezza metallica delle macchine (presenti in massa durante il film tra robot, motorini, palazzi, industrie ecc.) e dal rigido individualismo legato alle differenze di razza, lingua e cultura. Avvalendosi di una regia studiata nei minimi dettagli, con lunghe inquadrature dotate di rara bellezza e movimenti di macchina sinuosi e mai ingiustificati, German riesce a dar prova del suo talento visivo senza mai scendere a patti con lo spettatore. Il film infatti è davvero complesso e spinoso da seguire, calibrato su tempi molto lunghi e su un’estetica autoriale che ricorda decisamente la matrice geografica di provenienza del regista. Affascinante.

Voto: sospeso fino a una seconda visione

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