mr-HolmesMR. HOLMES di Bill Condon (fuori concorso)

Presentato nella sezione fuori concorso, Mr. Holmes si preannunciava come uno dei lavori più interessanti e curiosi della manifestazione berlinese. Il film di Bill Condon infatti erge a protagonista il detective più famoso del mondo rivisitandolo però in chiave originale ed insolita, ovvero all’età di circa novant’anni: l’Holmes interpretato da Ian McKellen è un pensionato anziano e acciaccato, molto più dedito all’apicoltura che agli omicidi. Eppure un caso che non riuscì a risolvere in passato lo tormenta ancora. La realizzazione del lungometraggio tuttavia non è all’altezza delle aspettative. La pellicola si dimostra essere piatta e monotona, ostacolata da una regia per nulla frizzante nemmeno nei momenti dove avrebbe potuto giocare di più con la grammatica filmica (come i ripetuti flashback) e si basa costantemente sulle doti recitative di un Ian McKellen qui meno in forma del solito e poco calato nella parte. La trama mistery è semplicemente abbozzata e tutto sembra gestito con il minimo impiego di energie. Notevole l’interpretazione del piccolo Milo Parker, credibile e funzionale per tutta la durata della pellicola.

Voto: 2/4

 

pearl-buttonTHE PEARL BUTTON di Patricio Guzmán (concorso)

Unico documentario del concorso berlinese, The Pearl Button purtroppo segna un passo indietro rispetto alla produzione di genere degli ultimi anni. Il film di Patricio Guzmán infatti si avvale di una struttura e di uno stile decisamente elementari e poco ricercati senza riuscire a badare adeguatamente alla materia trattata che risulta così poco approfondita e disorientante. La pellicola infatti si propone di analizzare molte (anzi, troppe) questioni senza un’apparente connessione tra di esse (l’acqua, la Patagonia, la cultura di una piccola popolazione cilena, ecc.) prolungandosi per 80 minuti in una ricerca poco stimolante e poco affascinante. Lo stesso stile non riesce a mantenere viva l’attenzione dello spettatore, avvalendosi della canonica voce over dell’autore utilizzata come semplice commento del materiale mostrato. The Pearl Button appare dunque come un lavoro timido e insicuro, capace di portare alla luce questioni sconosciute e potenzialmente interessanti (quella relativa ai bottoni del titolo soprattutto) per poi però accantonarle in breve tempo.

Voto: 1,5/4

 

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