Berlinale 2014

aloft-poster01Neanche l'ingresso dell'Italia serve a dare lustro a questa Berlinale. Il pugliese Edoardo Winspeare porta il suo ultimo In grazia di Dio nella sezione Panorama ma lascia attoniti, con la sensazione di aver visto un film incompleto. Stranisce anche, ma era prevedibile, il regista cult Bruce LaBruce con il surreale e fallocentrico Pierrot Lunaire nella sezione Forum Expanded. In concorso, il cinese Black coal, thin ice ci riporta alla stagione del thriller anni ’90, mentre qualche piccola novità viene da Aloft della regista Claudia Llosa, già Orso d'Oro nel 2009 con La teta asustada.

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Praia do FuturoAncora niente di nuovo sul fronte tedesco. La sessantaquattresima Berlinale entra nella seconda settimana con lentezza, con inspiegabili scelte da parte dei selezionatori del concorso che puntano su titoli piatti, banali, senza nessuna minima velleità sperimentale. Pellicole che per lo più annoiano o lasciano indifferenti, ma soprattutto che starebbero bene in un qualunque palinsesto televisivo e che non hanno niente del respiro innovativo che si dovrebbe richiedere a un festival di questa importanza.

Stanca fin dalle prime inquadrature il greco Stratos, ennesima figura di villain solitario e sensibile di cui si può fare tranquillamente a meno. Allo stesso modo, sorprende per un’assoluta mancanza di idee l’austriaco Inbetween worlds, il millesimo war drama ambientato in Afghanistan. Un po’ meglio per Praia do futuro, che inizia su un’assolata spiaggia brasiliana e finisce nella piovosa Berlino.

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Aimer  boire et chanterProcede piuttosto fiaccamente, questa 64° Berlinale. Con l’eccezione di The Grand Budapest Hotel e il toccante Kreuzweg (Stations of the Cross) non si registrano picchi emozionali significativi dalle parti di Potsdamer Platz. Il ritorno dell’ultranovantenne Alain Resnais non entusiasma, ma nemmeno disturba, mentre annoia il primo dei due film cinesi in concorso. L’umorismo nero e un po’ criptico del norvegese In order of Disappearance regala invece qualche risata amarognola, ma nessun palpito cinefilo.

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the-monuments-men-poster02Pioggia di stelle alla Berlinale 2014: arrivano in Germania i soldati esperti d’arte di Monuments Men, pellicola presentata fuori concorso e diretta/interpretata da George Clooney. Nel cast, oltre al duttile George, ci sono i premi Oscar Jean Dujardin, Cate Blanchett e Matt Damon e gli eterni Bill Murray e John Goodman.


Tratto dall’omonimo libro di Robert M. Edsel, Monuments Men narra la storia (vera)
del plotone americano, composto da esperti d'arte, che durante la seconda guerra mondiale cercò di recuperare i capolavori rubati dai nazisti (intenzionati a distruggere tutto prima della definitiva resa). L'esperto d'arte Frank Stokes (George Clooney), preoccupato per le devastazioni e i furti che i nazisti stanno compiendo in Europa, riesce a ottenere l'autorizzazione governativa per formare una vera e propria task force di specialisti da impiegare per il salvataggio del patrimonio artistico occidentale. Tra le opere da recuperare, il celeberrimo pollittico dell'Agnello Mistico di Jan Van Eyck e la Madonna di Bruges di Michelangelo.

Leggi tutto: MONUMENTS MEN di George Clooney (2014)

jack-posterSolitudini diverse, lontanissime tra loro ma ugualmente dolorose e disperate: è il tema della prima giornata di concorso a Berlino.

La solitudine di un soldato britannico nell’Irlanda del Nord, quella di un bambino tedesco nella Berlino contemporanea e quella di un ex detenuto incapace nonostante i tentativi di costruirsi una nuova vita nell’arido New Mexico. Tre film molto diversi tra loro per un unico comun denominatore tematico.

 

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