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Berlinale 64   Léa Seydoux   La bella e la bestia   Vincent Cassel   Sudabeh Mortezai   Yoji Yamada   Christophe Gans  

la-belle-et-la-bete-posterSiamo così giunti alla fine anche di questa 64° Berlinale, senza troppi entusiasmi ma con una conclusione decisamente in salita rispetto al piattume degli ultimi giorni. Ancora un film tedesco, Macondo, va a unirsi alla compagine dei titoli in competizione, dove fa l’ingresso anche il Giappone con l’illustre Yoji Yamada e il suo The Little House. Tra i fuori concorso invece spicca la nuova, e inutile, versione di La bella e la bestia con protagonisti glamour: la neo-diva Léa Seydoux e il neo-single Vincent Cassel. In attesa di scoprire domani a chi andrà l’ambito Orso d’Oro, un ultimo sguardo sui titoli della Berlinale 2014.

 

 

MACONDO di Sudabeh Mortezai (2014)

Un’altra storia di infanzia e adolescenza rubate in questo Festival mediamente attento allo sguardo dei più piccoli. Ramasan, ragazzino ceceno di undici anni, si trova a occuparsi della madre e delle sorelline in un campo profughi alla periferia viennese. Infanzia distrutta raccontata in stile semi-documentaristico guardando al realismo dei fratelli Dardenne: Macondo è una fiaba nera dura e spietata che ci racconta un mondo vicinissimo a noi, che spesso è più facile e conveniente ignorare. Un buon esordio nel film di finzione per la documentarista nata in Germania ma cresciuta tra Teheran e Vienna.

Voto: 2,5/4

THE LITTLE HOUSE di Yoji Yamada (2014)

Dal regista dell’interminabile saga di Tora-san, un mélo ambientato nel Giappone degli anni Trenta. Dopo la morte dell’anziana Taki, senza marito né figli, il giovane parente Takashi ritrova il diario in cui la donna ha narrato tutti gli avvenimenti chiave della sua misteriosa vita. Un film di rigorosa eleganza formale che racconta i cambiamenti sociali e politici nel Giappone del periodo pre-seconda guerra mondiale. Da sempre debitore del cinema del maestro Yasujirô Ozu, Yamada costruisce un’opera delicata e sensibile, forse un po’ troppo lunga e con qualche pecca retorica nel finale.

Voto: 2,5/4

LA BELLA E LA BESTIA di Christophe Gans (2014)

Era davvero necessario sfidare modelli come Jean Cocteau e il bellissimo film di animazione Disney? Christophe Gans, cresciuto con il mito di Dario Argento e Mario Bava e conosciuto soprattutto per Silent Hill (2006), ci prova ma il risultato, come prevedibile, lascia assai a desiderare. Nonostante la presenza di due protagonisti à la page come Léa Seydoux (Vita di Adele, The Grand Budapest Hotel) e Vincent Cassel, il regista francese riesce solo a dar vita a un film fiacco, privo di spessore e che rischia spesso di cadere nel ridicolo involontario. Poche trovate scenografiche non riescono a dare un senso a questo nuovo La bella e la bestia, di cui si poteva fare tranquillamente a meno. In ogni caso, lo vedremo molto presto anche nelle nostre sale, in cui uscirà il 27 febbraio.

Voto: 1,5/4

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