inventura 

All’apparenza, non c’è ragione per cui qualcuno dovrebbe voler sparare a Boris Robič (Radoš Bolčina). Boris è un uomo ordinario, lavora come assistente tecnico in un’università, ha una moglie, un figlio, due nipotini. Boris non porta rancore e non ha nemici, almeno fino a quando qualcuno non tenta di colpirlo sparando attraverso il vetro della finestra del suo studio.

L’inventario che dà il titolo al lungometraggio d’esordio del regista sloveno Darko Sinko, presentato nella sezione Mostra Concorso del Bergamo Film Meeting 2022, è l’inventario di un uomo come tanti che si trova a dover riesaminare relazioni affettive e lavorative, amicizie, torti, favori e movimenti bancari, nel tentativo di dare un senso a quel colpo di pistola che avrebbe potuto ucciderlo. È anche un inventario di sospetti, che spingono il protagonista a vedere complotti dove non ce ne sono, a cambiare e ricambiare i piatti su cui la moglie Alenka (Mirel Knez) gli serve ogni giorno il pasto e persino a pedinare un omonimo imprenditore adulterino, immaginando in lui il vero obiettivo dell’attacco.

Nel tratteggiare la vicenda, Sinko non ha paura di prendersi tempo e spazio nei dialoghi e, soprattutto, nelle inquadrature. Le lunghe carrellate sul quartiere dove Boris risiede, idilliaco e sonnecchiante, e la colonna sonora rilassata lasciano intravedere fin da subito un torbido “alla Lynch”, una stonatura da cui Boris non riuscirà mai a liberarsi, anzi, arriverà a soffocarlo.

Probabilmente, il difetto del film è quello di reggersi solo ed esclusivamente sulle spalle del protagonista. La prova attoriale di Bolčina convince, ma l’investigatore della polizia Andrej (Dejan Spasić) viene caricaturizzato a tal punto da risultare ridicolo nella sua ricerca del colpevole (“Può essere stato l’inserviente… Loro sono sempre sospetti”).

Nel complesso, Inventura è un lungometraggio attualissimo (basti pensare anche solo a quante teorie del complotto sono nate con lo scoppiare della pandemia), capace di affrontare con tono ironico temi cardine della vita umana, come la necessità della fiducia per poter sopravvivere, la solitudine, l’incomunicabilità, la relativizzazione delle nostre concezioni e delle nostre relazioni. Focus del film è soprattutto la paranoia, che resta lì, nascosta e sibillina, come due colpi di proiettile nel muro, ridipinto alla bell’e meglio con uno strato di intonaco.

Voto: 2,5/4

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