full moon

Notte di luna piena, Sarajevo. Una donna entra in travaglio, ma il marito Hamza (Alvan Ukaj) non può starle accanto. Da ispettore di polizia, dovrà rispettare il suo turno in caserma, gestendo i vari casi che si presenteranno nel corso della notte. 

“Siamo onesti, sappiamo entrambi come funziona”. Full Moon (Pun mjesec), primo lungometraggio del regista bosniaco Nermin Hamzagić in concorso al Bergamo Film Meeting, è molto chiaro nei suoi intenti. In circa 85 minuti, il regista descrive con coraggio una nazione dilaniata dalla corruzione e dall’ingiustizia, una nazione dove il paradosso è sempre lo stesso: essere uomini onesti non vuol dire dover rinunciare a qualche piccola estorsione, qualche piccolo favore.

Hamzagić ci presenta più storie: quella di un venditore ambulante costretto a pagare il pizzo a uno dei poliziotti in caserma, quella di un padre che ha sradicato un Bancomat dal muro nel tentativo di salvare il figlio malato di cancro, quella di una minorenne colta a prestare favori sessuali a un uomo anziano e quella di un carcerato disposto a tutto per far evadere il proprio cane dalla cella.

Fuori e dentro dalle celle, si muove un’umanità rancorosa e svuotata da ogni forma di compassione. Nessuno si salva. Il protagonista, Hamza, sembra l’unico ad aver conservato una sua integrità morale. Lui stesso, tuttavia, ha ricorso in passato a estorsioni per poter pagare la fecondazione artificiale della moglie.

I colori sono scuri, freddi, la colonna sonora è quasi del tutto assente. Lo spazio è lasciato al silenzio, ai cigolii dei cancelli. Full Moon è claustrofobico come le celle in cui è ambientato. Nei suoi riferimenti, il regista pesca dal cinema horror. Evidente (e forse evitabile) è la citazione a It, con quel bambino in giallo armato di palloncini che compare come un fantasma davanti al protagonista.

Alcune storie vengono lasciate in sospeso e non è chiaro allo spettatore che fine faranno i personaggi che ha imparato a conoscere: la loro vita cambierà? Rimarranno gli stessi di sempre? Il regista preferisce lasciare a noi la risposta. La macchina da presa si limita a osservare, senza dare giudizi. A volte, non c’è modo migliore di giudicare che una pura e semplice rappresentazione della realtà: cruda, alienante, corrotta, come la Bosnia di Hamzagić.

Voto: 3/4

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