RAYLIZ

Negli anni ’60 lo chiamano kitchen sink realism, poco dopo “realismo squallido”. L’opera prima di Richard Billingham, noto fotografo britannico, non ha bisogno di presentazioni: già dopo le prime sequenze, che vedono protagonisti una mosca e un vecchio alcolizzato in una camera sudicia, lo spettatore comprende che dovrà sforzarsi a lungo di trattenere il disgusto. Al disgusto si aggiunge poi lo sgomento nel momento in cui ciò che sembra fiction si rivela memoire autobiografico.

La storia della famiglia Billingham, che vede consumarsi la propria misera esistenza tra le mura di una casa popolare, non è nuova. Era già stata raccontata dal medesimo Richard Billingham quasi tredici anni fa in uno scandaloso photo-book (Ray’s Laugh, nominato al Turner Prize).

Nell’Inghilterra degli anni ’80, il regista rappresenta se stesso, nei panni del figlio maggiore che, ai margini della famiglia, osserva la lenta autodistruzione dei genitori Ray (Justin Salinger) e Liz (Ella Smith). Entrambi alcolizzati e violenti, Ray e Liz non si curano né di Richard né del fratello Jason (Joshua Millard-Lloyd), che trova consolazione in fughe allo zoo e sandwich scadenti, prima di venire affidato ai servizi sociali.

Presentata al festival di Locarno nel 2018, la pellicola colpisce per la maestria con cui Billingham alterna scene di vita quotidiana, al culmine dello squallore (una tra tutti: il figlio che gioca con le feci del coniglio domestico), a momenti umoristici, quasi divertenti. Una regia attentissima al taglio delle inquadrature, la maggior parte delle quali primissimi piani: le ali di una mosca, le bollicine della birra, il ridursi in cenere di un mozzicone di sigaretta. Il regista è prima di tutto fotografo; così lo sguardo. Più che un film, Ray & Liz si presenta infatti come una serie di quadri spaventosi, che incorniciano senza dare alcuna spiegazione l’imbruttimento di una coppia per cui non esiste compassione. Nel complesso, la narrazione scorre lentamente, il raccordo tra un quadro e l’altro è debole, e dei molti personaggi, solo Ray e Liz riescono a imporsi. Lo spettatore dimentica la storia che, per quanto tragica, non suona nuova. Ciò che invece non dimentica è il volto contratto di Liz, mentre picchia a sangue il cognato, o quello di Ray anziano (Patrick Romer), dagli occhi rossi e affossati. Ray & Liz non è un film, è una raccolta di fotografie, disturbanti come poche.

Voto: 2,5/4

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