holy-boom

Primo lungometraggio per la regista greca Maria Lafi, che unisce realismo crudo e umorismo noir in un film corale che va masticato un po’, per essere apprezzato. In un anonimo quartiere multiculturale, che è ad Atene ma potrebbe essere ovunque, la Domenica delle Palme, un ragazzo filippino di nome Ige (Spyros Balesteros) fa esplodere per gioco la cassetta della posta di un condominio. Per alcuni residenti, tra di loro estranei, ma tutti immigrati soli e ai margini della legalità, le conseguenze sono inesorabili. Documenti e oggetti di vitale importanza vanno distrutti e le storie di una neo-vedova albanese clandestina (Luli Bitri), una ragazza greca e il fidanzato sudamericano (A.R. Konidi, Samuel Akinola) si intrecciano sotto lo sguardo voyeuristico di Thalia, un’eccezionale Nena Menti che (inevitabile il rimando a Hitchcock) tutto scruta e tutto sa.

Hell sweet home. Benvenuti in un’Atene sporca, dove le giornate sono scandite dal passaggio raccolta rifiuti e dalla lotta per la sopravvivenza, dove la comunità religiosa si prodiga in offerte durante la Messa, ma guarda con disprezzo lo straniero. Una sceneggiatura ben congegnata, che incastra abilmente storie di vite parallele senza mai vacillare, soprattutto nella parte finale, un crescendo di svolte. Belle le figure femminili, molto meno quelle maschili, deboli e dimenticabili (ma lo si giustifica pensando alla troupe cinematografica, per la maggioranza composta da donne, dalla regista alla produttrice).

Maria Lafi crede nel genere umano, che a suo modo può essere holy, ma realizza un lungometraggio senza speranza e senza dolcezza, dove la generosità si stempera in interesse e la violenza è dietro l’angolo che attende di sferrare il colpo successivo. Una pellicola talmente cruda che si digerisce a fatica, ma se lo scopo è riflettere (e far riflettere), coglie nel segno.

Voto: 3/4

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