Interviste

IL CALENDARIO DI NOVEMBRE 2019

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Scorsese, Polanski, Allen: cosa chiedere di più a questo calendario delle uscite in sala di novembre? Un mese ricchissimo, che vede anche il ritorno di Ken Loach, di Frozen, l'arrivo della Palma d'Oro Parasite e di un atteso film d'animazione italiano come La famosa invasione degli orsi. Senza dimenticare che anche gli attori possono tirare fuori doti da regista, come dimostrano i casi di Edward Norton, Casey Affleck e Marco Bocci. Di seguito, tutte le uscite del mese.
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Perfidia locandinaPERFIDIA di Bonifacio Angius (2014)

L’unico film italiano in concorso alla 67^ edizione del Festival di Locarno è una produzione interamente girata in Sardegna, a confermare come la regione stia mostrando un interesse crescente per la settima arte: si può parlare a tutti gli effetti di cinema sardo, se si guarda a titoli come Bellas Mariposas di Salvatore Mereu o L’arbitro di Paolo Zucca.

Angius è un giovane autore al suo secondo lungometraggio, dopo l’esordio con saGràscia (2010). Nel film, Angelo è un trentacinquenne chiuso e disadattato che ha un difficile rapporto con il padre, in una Sassari cupa e invernale che si fa specchio di uno squallore sociale più ampio. L’incomunicabilità tra esseri umani, la perdita di valori in un mondo dominato dalla disonestà: è un’Italia grigia e meschina quella raccontata in Perfidia.

Il regista ha paragonato il protagonista al Travis Bickle di Taxi Driver e in effetti, fatti i dovuti distinguo, c’è qualcosa dell’antieroe scorsesiano nel nonsense della vita di Angelo, a tutti gli effetti “incapace” di vivere (di lavorare, amare, essere figlio). Un film ben girato che non arriva mai a entusiasmare ma lo spettatore, ma che contiene qua e là i segni concreti di un talento in formazione.

 Voto: 2,5/4

 

LOS ENEMIGOS DEL DOLOR di Arauco Hernandez (2014)

Inserito nella sezione Cineasti del presente, è firmato da un giovane regista uruguayano al suo lungometrggio d'esordio. Il film racconta, con estrema scarsità di dialoghi, l'odissea tragicomica di un attore tedesco che arriva a Montevideo alla ricerca della moglie che lo ha lasciato, e si ritrova solo e senza soldi in una città desolata e ben poco ospitale. Come un alieno giunto da un altro pianeta, il protagonista è catapultato in una cultura altra, con la quale l'incomunicabilità è totale a causa della barriera linguistica: tra bizzarri incontri e intrighi che daranno alla pellicola una svolta quasi noir-action, riuscirà tuttavia a trovare dei nuovi amici.

Collocato probabilmente alla fine degli anni '80 o all'inizio dei '90 (come suggeriscono i poster, i costumi e la totale assenza di cellulari), Los enemigos del dolor è accompagnato da una colonna sonora techno che contribuisce ulteriormente a rafforzare il senso di straniamento che circonda l'antieroe, macchietta chapliniana ben interpretata dall'attore Felix Marchand. Peccato che il ritmo latiti: ma l'umorismo nero compensa la lentezza e qualche svolta drammaturgica poco efficace.

Voto: 2,5/4

 

THE IMMORTAL SERGEANT (AL-RAKIB AL-KHALED) di Ziad Kalthoum (2013)

Nell'autunno del 2012, Ziad Kalthoum, sergente dell'esercito siriano, decide di filmare con un telefonino un'intera giornata della sua vita a Damasco. Oltre che essere un militare, Ziad si occupa di cinema (è collaboratore del noto regista Mohammad Malas), così segue una troupe impegnata in riprese in esterni, intervistando i suoi membri e persone incontrate per strada. C'è chi dichiara la sua totale fedeltà al regime di Assad, chi piange i figli e gli amici perduti, chi impreca contro gli arresti indiscriminati, chi confessa di essere sull'orlo della follia a causa dello stress emotivo.

Girato come un prodotto amatoriale da un autore al suo esordio (che nel finale confessa la propria diserzione dall'esercito regolare e la volontà di combattere per la libertà attraverso l'unica sua vera arma: la videocamera), il documentario non ha certo la potenza cinematografica di un prodotto per certi versi analogo come l'egiziano The Square. Eppure, in tutta la sua semplicità, riesce a scaraventare chi guarda nella realtà dura e assurda di una nazione martoriata, di una comunità traumatizzata in maniera probabilmente irreversibile.

Documento prezioso perché è testimonianza diretta di ciò che succede in un angolo del mondo ormai trascurato dalle cronache giornalistiche, è interessante anche dal punto di vista artistico: parte come puro esempio di citizen journalism, di filmato found footage in cui immaginiamo non sia intervenuto alcun montaggio in post produzione, ma poi cominciano a inserirsi elementi di linguaggio cinematografico (ralenti, musica extradiegetica, manipolazione dell'immagine).  Anche questo, dopo tutto, è cinema.

Voto: 2,5/4

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