Stampa 
BiFest   Lech Majewski   Zaza Urushadze  

onirica---field-of-dogs coverOnirica – Field of dogs di Lech Majewski, Polonia-Svezia-Italia 2014

Tra i titoli più attesi in cartellone al BiFest c’era sicuramente il nuovo parto creativo del visionario Lech Majewski. Reduce da una vetta assoluta come lo splendido I colori della passione, Majewski ci regala con questo film un’altra esperienza sensoriale affascinante ed estrema, difficilissima da inquadrare dentro gli schemi di una interpretazione logica ma di grande impatto. Dante, Heidegger ed echi surrealisti si intrecciano dentro un canovaccio apertissimo che innesta una tragedia privata nell’humus di una grande tragedia nazionale: il 2010, autentico annus horribilis della Polonia. Soltanto nei sogni esiste per il protagonista una possibilità di elaborazione del dolore. Soltanto nel verosimile onirico del suo tenebroso subconscio si apre la strada di una luminosa redenzione, suggerita da un magnifico finale in crescendo che sembra evocare il Tarkovsky di Nostalghia.

 

Voto: 3/4

Kidon di Emmanuel Naccache, Francia-Israele 2014

La mattina del 18 Febbraio 2010 in un lussuoso hotel di Dubai viene trovato morto Mahmoud al Mabhouh, numero uno di Hamas. I sospetti di tutto il mondo ricadono sui servizi segreti israeliani del Mossad ma la realtà potrebbe essere molto più complessa. In un thriller alla Ocean’s Eleven che vira in modo piuttosto bizzarro verso la commedia, il giovane franco-israeliano Naccache, al suo secondo film, realizza un film troppo patinato e debitore verso i modelli americani per poter risultare veramente interessante. Basato su una sceneggiatura intricata ma funzionale, indirizzato forse più verso il pubblico autoctono (che coglierà meglio di noi lo sberleffo verso l’inefficienza dell’intelligence israeliana) riesce a stento a strappare al pubblico occidentale qualche risata. Innocuo.

Voto: 1,5/4

Tangerines di Zaza Urushadze, Estonia-Georgia 2013

Abcasia, regione della Georgia affacciata sul Mar Nero, primi anni ’90. Nella casa dell’anziano estone Ivo, solitario coltivatore di mandarini e da secoli pacifico residente nella regione, contesa tra indipendentisti filo-sovietici e georgiani, trovano rifugio dopo uno scontro a fuoco un mercenario russo e un giovane militare georgiano. Ivo si prende cura di loro, guarisce le loro ferite ed impedisce che si sparga altro sangue. Dentro la casa di Ivo le linee dei confini e i colori delle divise si annullano per lasciare spazio alla consapevolezza dell’assurdità della guerra, e delle tragiche divisioni che in nome della “terra” si stabiliscono tra fratelli della stessa generazione. Una dolente riflessione, girata e interpretata con intensità depurata da ogni facile pietismo, che nella sua essenzialità lascia il segno.

Voto: 3/4

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più vai alla sezione Privacy e sicurezza.