l 62707 c595e62b“Domani, fatemi sapere com’è andata la proiezione”. Così conclude il suo breve collegamento telefonico il novantenne Carlo Lizzani, regista in attività da più di sessant’anni e con un nuovo progetto in cantiere: “Mi dispiace non essere lì con voi, ma sto lavorando a un documentario-antologia sul Neorealismo; fuori dall’Italia è un movimento che interessa ancora parecchio”. Il motivo del (tele)incontro con Lizzani (incalzato dalle domande di Raffaele De Berti, docente dell’Università degli studi di Milano) è la proiezione alla prima edizione del B-movie Festival del suo Banditi a Milano (1968), film sul maledetto 25 settembre 1967 in cui la famigerata banda Cavallero (a seguito di una rapina) sparse morte e terrore per la città. Oltre al protagonista Gian Maria Volonté, nel cast ci sono Don Backy, Ray Lovelock e Tomas Milian.

 

 

Il legame che unisce il cineasta romano al capoluogo lombardo è fortissimo: “Sono innamorato di Milano e ci sono stato moltissime volte;Girai Banditi a Milano perché quel fatto di cronaca mi colpì molto, ma non volevo che la pellicola fosse solo un reportage filmato. Proprio per questo gli diedi anche una forte impronta sociologica”. In effetti, il film è un interessante mix tra stilemi documentaristici (l’uso dei quotidiani dell’epoca, l’intervista ad alcuni veri malavitosi e il ricorso a immagini di repertorio) e sequenze degne del miglior cinema gangster. Lizzani a riguardo aggiunge: “L’inseguimento in stile americano è stato in pratica molto difficile da girare, ma grazie alla collaborazione della polizia e all’utilizzo di numerose autovetture di supporto, sono riuscito a ricostruire al meglio la folle corsa”.

 

L’interpretazione superba di Gian Maria Volonté è il vero punto di forza dell’opera: un Pietro Cavallero senza gli atteggiamenti da sbruffone o le smorfie da pazzo non sarebbe risultato credibile. Lizzani non avrebbe potuto quindi raggiungere un così importante risultato: “Volonté era un grande professionista non nato dalla strada, ma aveva la qualità di non sembrarlo. Qualità comune solo ai grandi attori come Marlon Brando”.

 

Non siamo d’innanzi al solito poliziottesco, questo è un esempio di cinema di genere della miglior fattura. Oggi purtroppo non ci sono più le seconde e terze proiezioni che aiutino il proliferare di questi generi e diano un po’ di aira fresca al mercato. Un mercato cinematografico in crisi potrebbe (ri)puntare oggi sulla frammentazione dell’offerta (strategia già utilizzata in ambito televisivo), ma secondo Lizzani la “crisi del cinema non è solo di genere, ma è globale; nel dopoguerra i biglietti venduti erano complessivamente molti di più. Ci sono epoche in cui anche il caso gioca una parte decisiva, secondo me in quegli anni sono semplicemente nati più talenti”.

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