Ondog

Ondog, di Wang Quan'an (Concorso)

Si presenta sicuramente come un progetto coraggioso e interessante questo Ondog, diretto dal cineasta cinese Wang Quan'an che qui a Berlino aveva trionfato tempo fa con Il matrimonio di Tuya (2006). Nella steppa mongola viene ritrovato il cadavere di una donna. La polizia deve cercare di mantenerlo intatto prima di tutti gli accertamenti del caso ma le bestie feroci di notte raramente hanno rispetto per le carcasse. Così un giovane agente e una donna più esperta dell'ambiente locale vengono incaricati di fare da guardia riscoprendosi nella solitudine.

La natura tanto abbagliante quanto avvolgente fa da sfondo impalpabile per questa allegoria ambivalente che prova a unire la vita e la morte, il giorno e la notte, lo spazio sterminato con la claustrofobia delle case dei pastori. Un film sperimentale e imprevedibile capace di toccare le giuste corde in sequenze visivamente potentissime (la prima parte in primis) ma tuttavia privo di una conclusione degna di questo nome. Peccato quindi per la scelta un po' troppo estrema di alcuni momenti al limite del grottesco, non solo da un punto di vista narrativo ma sopratutto formale (il ralenti nelle scene d'amore, ad esempio, è decisamente fuori portata). Anche la parabola esplicita e didascalica del significato del titolo risulta frettolosa e vacua, come se la potenza delle immagini iniziale non fosse in grado di esplicitare un concetto sin troppo evidente per un film che vorrebbe fare del mistero uno dei suoi punti di interesse.

Voto: 2/4

 

systemcrasher

System Crasher, di Nora Fingscheidt (concorso)

Benni ha quasi dieci anni e un carattere decisamente poco convenzionale per una bambina della sua età. Parolacce, violenze e furti sono all'ordine del giorno. Il suo desiderio è quello di essere accolta e accettata da un mondo di adulti che sembra invece sempre metterla al bando poiché spaventato dalla sua indole. La regista Nora Fingscheidt si fa quindi portavoce dell'ennesima storia di accoglienza e integrazione basata su una protagonista femminile molto invadente (anche il film di apertura prendeva le mosse da un simile canovaccio) per firmare un film purtroppo impalpabile e abbondantemente retorico.

System Crasher fa leva sulle urla della sua (giovanissima e bravissima) protagonista ma non riesce mai ad andare oltre la soglia del banale. Si tratta infatti di un progetto coraggioso solo sulla carta, facilmente prevedibile nei fatti e decisamente troppo rumoroso. Per quasi due ore la situazione drammaturgica non cambia, con la bambina che sembra aver trovato finalmente un equilibrio personale e familiare ma subito dopo viene smentita per rituffarsi nell'oblio della sua condizione. La tensione si avverte solamente quando lampante (la scena sul ghiaccio o l'abbraccio al neonato in primis) ma quello che manca è davvero uno sguardo registico in grado di equilibrare le dosi e rendere la narrazione fluida. Da dimenticare completamente l'ultima sequenza del film in cui il sentimento di libertà rivendicato dalla protagonista si rende manifesto in una modalità a tratti ridicola. Peccato, le premesse per rischiare e sorprendere il pubblico con qualcosa di insolito vi erano tutte.  

Voto: 1,5/4

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